Case vacanza, truffatori in azione La questura dirama gli “identikit”
Cervello in fuga, tecnico informatico e compare: ecco i profili da cui guardarsi durante la navigazione
Ambra Prati
REGGIO EMILIA. Chi va in cerca di case per le vacanze in internet deve sapere che il raggiro – perpetrato da truffatori senza scrupoli che si nascondono dietro siti esca simili alla nota piattaforma Airbnb – è dietro l’angolo. Tanto che, dopo il secondo episodio fotocopia che ha visto raggirata un’altra giovane reggiana, la questura di Reggio Emilia ha lanciato l’allarme contro la trappola più frequente dell’estate 2021, individuando i profili più comuni di truffatori e le modalità utilizzate, utili per aiutare i meno esperti a stare alla larga dai malintenzionati nascosti dietro ad una tastiera.
L’ultima a cadere nella rete è stata una giovane reggiana che il 20 luglio scorso, intenzionata a prenotare un soggiorno in Romagna, si è imbattuta in un sito che pareva quello certificato di affitti di case vacanze; dopo aver ricevuto una e-mail con una allettante proposta per un appartamento a Massa Lombarda (Ravenna), la giovane ha pagato 1.500 euro con un bonifico bancario. Subito dopo aver saldato, però, il presunto locatore si è fatto di nebbia, risultando irraggiungibile. A questo punto la reggiana ha contattato il servizio clienti ufficiali di Airbnb, ricevendo la conferma dei suoi peggiori sospetti: le e-mail ricevute non erano autentiche. Solo qualche settimana fa un’altra reggiana trentenne, dopo una serie di contatti telefonici in inglese con quello che credeva un host qualificato di Saint-Tropez, aveva saldato una caparra pari al 30% della somma totale (1.989 euro) tramite bonifico bancario: stessa sparizione della controparte e uguale denuncia contro ignoti in questura.
Cervello in fuga, tecnico informatico o “compare”: questi i tre profili “classici” di chi commette una truffa facendo leva sulla reputazione e sulle garanzie del sito Airbnb, il quale per inciso ha stretto una convenzione con il Dipartimento di Pubblica Sicurezza pubblicando un decalogo a tutela dei propri clienti. La raccomandazione numero uno agli utenti, contenuta nel decalogo, è di pagare sempre e solo attraverso il sito; Airbnb in genere trattiene l’intera somma dalla carta di credito e la inoltra all’host solo 24 ore dopo l’avvenuto check-in, dando il tempo di entrare in casa e verificare che la realtà corrisponda a quanto pubblicizzato. Il truffatore può presentarsi come un “cervello in fuga”: questo finto proprietario si è appena trasferito all’estero, perciò spiegherà che per motivi di lavoro non può mostrare la casa o accogliervi di persona. La trattativa a distanza è il preludio di una richiesta di bonifico internazionale. Comincerà subito a chiedervi documenti (utili per costruire la sua prossima falsa identità), condividere non meno di due o tre bozze di contratto “à la carte”, in un sospettoso crescendo di zelo che culminerà nella necessità di concludere l’affare entro 24 ore. Il tutto seguito da una finta pagina di prenotazione Airbnb, una finta fattura Airbnb e una vera scomparsa dopo aver ricevuto una caparra. Il “tecnico informatico” è più subdolo: l’host ha davvero creato un annuncio su Airbnb, ma appena chiedete informazioni tramite l’App vi propone per comodità di continuare la conversazione per posta elettronica. Il tempo di chiedervi un paio di cose sul vostro arrivo e vi manderà un’altra email informandovi che per un problema con l’aggiornamento del calendario l’annuncio non è al momento visibile nella ricerca (in realtà lo ha rimosso) e vi fornisce per comodità il link diretto: ovviamente a un sito clone, molto simile ad Airbnb a un occhio poco esperto.
“Il compare” si presenta come un host che ha creato (da poco, troppo poco) un annuncio su Airbnb, sprovvisto di recensioni. La pagina vi convince e prenotate; il truffatore è amichevole, gentilissimo e lieto che abbiate scelto la sua casa e vi proporrà addirittura un bello sconto. Come può permetterselo? Facendo intendere l’affare suggerisce di annullare la prenotazione con Airbnb e di trattare privatamente, così da risparmiare entrambi la commissione del portale. Una volta incassato il bonifico, l’amichevole complicità lascerà il posto a un assordante silenzio: l’amicone è sparito ed è già a caccia di un’altra vittima. —
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