Iscaro ucciso 23 anni fa «Non smettiamo di ricordare»
Il carabiniere venne freddato mentre cercava di sventare una rapina. Ieri la cerimonia e il corteo con la sindaca e tutte le autorità
LUZZARA. Ieri mattina, in via Soragna, è stato commemorato il 23° anniversario della morte del brigadiere capo Pasquale Iscaro, ucciso nel tentativo di sventare una rapina. Alla cerimonia, con deposizione di una corona d’alloro sulla lapide, erano presenti il sindaco Elisabetta Sottili, il consigliere regionale Pd Andrea Costa, il parroco don Piergiorgio Torreggiani; il cappellano dell’Arma don Giuseppe Grigolon; il figlio e il nipote del brigadiere assassinato; il comandante dei carabinieri di Luzzara, Gianluigi Caria; il presidente Anc, Armando Pau; il vicequestore Giampaolo Patri; il colonnello Edoardo Moro, comandante della Guardia di Finanza; il colonnello Cristiano Desideri, comandante provinciale dei carabinieri; il comandante della Compagnia Carabinieri di Guastalla, tenente colonnello Luigi Regni e il luogotenente Angelo Mazzolani, oltre a rappresentanti della Cri, di “Antenna Amica”, polizia municipale, polizia stradale e sezione alpini Valgrande. È seguito poi il corteo in direzione della chiesa di San Giorgio per la messa. La sindaca Sottili, nel suo intervento, ha sottolineato l’importanza di «fare memoria» rivivendo gli accadimenti e rendendoli attuali attraverso la partecipazione. E ha aggiunto: «Il nostro desiderio di esserci, per il brigadiere Iscaro, è talmente forte che mai ci è venuto in mente, neppure per un momento, di sospendere la cerimonia dell’anniversario o la borsa di studio a lui intitolata. Anche quest’anno l’abbiamo mantenuta e raddoppiata. A distanza di 23 anni vogliamo continuare a seminare, nella vita dei ragazzi che vengono coinvolti ogni anno, e di conseguenza nelle loro famiglie, il bene e il buono che Pasquale ci ha lasciato e che germinerà e porterà buoni frutti. Basta pensare ai primi ragazzi e ragazze, oggi padri e madri, e ai tanti altri che non lo hanno conosciuto: sanno di lui, conoscono la sua storia, il suo impegno attraverso il lavoro e quello straordinario che lo ha portato all’estremo sacrificio. Possiamo credere di essere sulla buona strada: quella che porta a fare il proprio dovere, nel miglior modo possibile». —
M.P.
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