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Un mazzo di fiori per i martiri delle Reggiane

Un mazzo di fiori per i martiri delle Reggiane

Ieri la commemorazione dell’eccidio. Spadoni, vicepresidente della Camera: «Antifascismo caposaldo della società»  

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reggio emilia. Un mazzo di fiori davanti ai cancelli delle ex Officine Reggiane e al Tecnopolo una corona deposta davanti alla lapide che ricorda i nove caduti: Antonio Artioli, Vincenzo Bellocchi, Nello Ferretti, Eugenio Fava, Armando Grisendi, Gino Menozzi, Osvaldo Notari, Domenica Secchi e Angelo Tanzi. Sono i martiri della reggiane commemorati ieri, a partire dalle 17,30, nel 78esimo anniversario dell’eccidio.

Il 28 luglio del 1943, a pochi giorni dalla caduta del regime fascista, nonostante l’entrata in vigore di norme molto restrittive sull’ordine pubblico, emanate dal governo Badoglio, che autorizzavano l’esercito e le forze dell’ordine anche a sparare contro ogni assembramento di manifestanti superiore alle tre persone, un corteo tentò di sfilare per le vie della città chiedendo la fine della guerra, chiedendo semplicemente la pace. Durante la manifestazione, ai cancelli delle Reggiane, l’esercito, nel tentativo di interrompere la mobilitazione, aprì il fuoco sulla folla. Nove operai delle Reggiane, tra cui una donna incinta, Domenica Secchi, rimasero uccisi. Altri cinquanta vennero feriti.

Ieri i rappresentanti di Comune e Provincia, delle confederazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil, dele associazioni partigiane Anpi, Alpi-Apc, Anppia, Istoreco, del Comitato ex operai e impiegati delle Reggiane e del Comitato democratico e costituzionale, si sono ritrovati davanti all’ingresso dell’ex fabbrica per onorare la memoria dei caduti. Una mazzo di fiore è stato deposto alle 17.30 davanti ai cancelli delle Reggiana, alle 18 il corteo si è spostato al Tecnopolo per deporre una corona ai caduti.

«Questi cittadini, che manifestavano disarmati, chiedevano la pace e la fine di un regime che aveva soppresso le libertà e i diritti» ha detto in una nota la vice presidente della Camera, Maria Edera Spadoni, deputata 5 Stelle. «La cosa che fa rabbrividire, e che ci fa capire il clima dell'epoca – ha proseguito – è che gli stessi familiari delle vittime non poterono celebrare neanche i funerali, seppero solo della morte dei loro cari attraverso amici o conoscenti che lavoravano alle Reggiane. I giornali non pubblicarono la notizia. Questo era il regime fascista». «I diritti di manifestazione, di libertà e di espressione – ha concluso – ieri come oggi, non devono essere toccati. Reggio Emilia è tra le città decorate al valor militare per la guerra di Liberazione, in cui tantissimi italiani hanno sacrificato la loro stessa vita in nome dell’antifascismo; antifascismo che deve continuare a essere un caposaldo della nostra società». —

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