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L’iniziativa 

«Al personale in ritardo vaccino senza prenotarsi»

Enrico Lorenzo Tidona
«Al personale in ritardo vaccino senza prenotarsi»

Centinaia gli operatori sanitari che hanno risposto ai richiami inviati dall’Ausl

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REGGIO EMILIA. «Su 1.500 lettere di richiamo inviate al personale sanitario non vaccinato ci hanno risposto finora in mille. Dal 25 luglio ne abbiano inviate ancora a chi non ha presentato delle motivazioni valide secondo la norma. Ma sono 400 quelli che in realtà si erano già vaccinati o hanno prenotato ora la vaccinazione». In tempi segnati da sì-vax e no-vax, a Emanuela Bedeschi è stato assegnato certamente uno dei compiti più difficili nella nuova fase della lotta al coronavirus. Quella in cui è stata attivata la principale arma di prevenzione, i vaccini, ma caratterizzata anche da chi non intende inocularsi il preparato. La responsabile del dipartimento di sanità pubblica sta quindi «seguendo personalmente l’attività di verifica del personale dipendente dell’Ausl ma anche degli esercenti professioni sanitarie che sono esterni ma disseminati nelle molte strutture in provincia di Reggio Emilia» dice Cristina Marchesi, direttore generale dell’Ausl che continua a ribadire il motto secondo cui «è necessario vaccinarsi». Un appello ribadito ieri che segue anche le raccomandazioni sui «semplici comportamenti» come li chiama Marchesi: «Dove c’è troppa gente va messa la mascherina, anche se si è vaccinati».

La ricerca di Bedeschi riguarda quindi non solo i contatti con i positivi tra “semplici” cittadini bensì i professionisti dalla sanità che non si sono ancora vaccinati. «Il collegio dei medici ha proceduto alla valutazione delle risposte che ci sono giunte dopo i richiami e da lì è partita per molti anche una seconda lettera se le motivazioni sono state considerate carenti. Abbiamo dato un margine di 10 giorni dal ricevimento della lettera al personale per recarsi al centro di vaccinazioni di Reggio senza prenotazione per vaccinarsi direttamente. E c’è chi si è presentato. Poi, trascorso questo tempo, hanno tre giorni per farci pervenire la certificazione vaccinale. La settimana prossima ci sarà la valutazione delle motivazioni ulteriori. Poi saranno inviate le lettere ai datori di lavoro».

Il lavoro di ricognizione è delicato per la materia calda e visto il grande numero di ricorsi che incombe, come ricordato da Marchesi. Si tratta quindi di un lavoro in punta anche di diritto. «Molte persone hanno esoneri temporanei - spiega Bedeschi - c’è chi è a casa dal lavoro per gravidanza, aspettative, chi ha presentato documentazione sanitaria corposa chi ha problemi di allergie. Sarà il collegio a valutare la documentazione».

La preoccupazione riguarda la concentrazione di contagi proprio nei luoghi in cui ci sono persone deboli e in cui c’è un più alto tasso di contagi. Il verificarsi di focolai in zone con pazienti fragili o con più alto tassi di presenza di malati Covid può portare ad un innalzamento sì dei contagi ma anche delle ospedalizzazioni. Fattore, quest’ultimo, che potrebbe portare a nuove strette. L’EmiliaRomagna non rischia di andare in zona gialla, «siamo molto lontani da questa prospettiva» ha assicurato due giorni fa anche l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini, ricordando il numero di persone ricoverate. Ieri i pazienti ricoverati in terapia intensiva in Regione erano 14 (+1 rispetto al giorno prima), 197 quelli negli altri reparti Covid (+15). Numeri ben al di sotto dei parametri fissati dal governo per un passaggio di fascia a maggior rischio. —

Enrico Lorenzo Tidona

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