«Ma oggi c’è troppa reticenza nel favorire i tracciamenti»
In un anno è cambiata molto anche la società e il modo in cui si affronta la pandemia e i suoi pericolo: «Con il tempo ci si abitua a tutto»
reggio emilia. Differenze non solo materiali, ma anche “comportamentali”. Fra luglio di quest’anno e lo stesso mese del 2020 è radicalmente mutata la società e il modo di vivere e affrontare la pandemia. Atteggiamenti spesso opposti che si riflettono poi sull’andamento dei contagi e sulla lotta al Covid.
«Un fenomeno nuovo rispetto alla scorsa estate – spiega la direttrice generale dell’Ausl di Reggio Emilia, Cristina Marchesi – è la reticenza di molti positivi nel comunicare i contatti stretti. Oggi il ritorno alla normalità è stato un po’ più anticipato e accelerato e la paura delle persone non è quella di un anno fa. A giugno e luglio del 2020 si stava ancora attenti visto quello che si era vissuto e il lockdown duro dal quale si usciva. Ora forse i cittadini hanno fatto l’abitudine a questa nuova normalità, con il tempo ci si abitua a tutto».
Leggerezze e reticenze che si tramutano in più contagi: «Lo scorso luglio c’era qualche piccolo focolaio nei luoghi di lavoro, penso ad esempio al settore della lavorazione delle carni. Ora invece sono prevalentemente focolai da vacanze, si è anticipato quello che avevamo già visto ad agosto 2020 con i rientri dalla Romagna o dai viaggi in Grecia o Croazia».
Tanto che l’anno passato «abbiamo cominciato a crescere con i contagi la seconda metà di ottobre – conclude la Marchesi – e prima di allora non si verificavano gli incrementi che abbiamo invece registrato a luglio di quest’anno. Si è anticipato tutto ma i dati relativi all’impatto sui reparti ospedalieri e alla gravità dei malati indicano che la popolazione vaccinata è protetta». —
L. G.
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