«Una maxi operazione che mi lascia perplesso»
REGGIO EMILIA. «I bonus fiscali in questi quartieri popolari sono stati un fallimento perché occorre che tutto sia in regola, perciò ben venga qualsiasi azione finalizzata a riqualificare l’area, soprattutto gli spazi pubblici esterni, i portici e i parcheggi. Quando invece si parla di sostituire i condomini si entra in una sfera privata che mi lascia perplesso: è un’operazione gigantesca».
Michele Matrone è l’amministratore condominiale di via Turri 33, la palazzina del drammatico incendio di matrice dolosa del 9 dicembre 2018 che causò due decessi e l’intossicazione di 38 residenti, rimasti per mesi in albergo in attesa del ripristino degli alloggi. Notevole anche il danno totale del maxi rogo che, sommando spazi comuni e spazi privati, era stato stimato dall’assicurazione in 200mila euro. Mentre il conto di quasi due mesi in hotel per 38 sfollati era stato più salato del previsto: 65mila euro anziché i preannunciati 40mila.
Michele Matrone, che è pure l’amministratore di via Turri 47 (la famigerata torre) nonché dei civici di via Paradisi 6, 8 e 10, si riserva al momento di «analizzare bene il piano, che è sicuramente molto ampio e complesso, ma avrei parecchie domande sulla modalità di questa annunciata riqualificazione». —
Am.P.
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