Cani e greggi sui sentieri «Un patto per la convivenza»
Dopo la denuncia della guida ambientale Viani, l’incontro con Giovanelli (Parco) Il presidente: «Impensabile che accada. Intendiamo lavorare su un protocollo»
Ventasso. Si sono parlati, subito, ieri mattina, la guida ambientale Elisa Viani e il presidente del Parco nazionale, Fausto Giovanelli. La Viani il giorno prima aveva spiegato di essere incappata poche sere fa, lungo la forestale che collega Passo Cisa a Rifugio Monteorsaro, un percorso tra i più battuti e frequentati del nostro Appennino (specie da famiglie), in un gregge custodito esclusivamente da un branco di cinque pastori maremmani che presidiava il sentiero.
Solo dopo un’ora, grazie all’auto di un locale, era stato possibile proseguire e raggiungere il Rifugio Monteorsaro. La Viani aveva interpellato il parco nazionale affinché si facesse carico del tema, in realtà segnalato già, anche negli anni passati. Afferma Giovanelli: «C’è un tema che riguarda la forte crescita del turismo nel territorio del Cusna, e in genere del crinale. Un turismo lento che porta escursionisti sui sentieri, e che coinvolge anche la salita in seggiovia sul versante di Febbio, e la fruizione della Cisa-Monteorsaro. Si tratta di un dato importante, sul quale come Parco abbiamo avuto un ruolo avendo promosso e incoraggiato questi flussi turistici. Non è però pensabile cancellare un’attività come il pascolo che connota la storia e anche l’assetto naturale di questi territori: sono attività che hanno radici profonde e sono anche un diritto di chi le pratica».
L’evento segnalato peraltro è avvenuto in un punto al di fuori dell’area del Parco nazionale, ma Giovanelli spiega che «è sicuramente sconveniente che nel mese di agosto, lungo una strada forestale che è tra le più frequentate dai turisti, in un momento di punta della stagione, ci siano greggi custodite solo dai cani maremmani. Crediamo che le greggi dovrebbero anzi essere tenute a debita distanza dai percorsi di maggior fruizione turistica. Intendiamo lavorare a un protocollo su questo aspetto specifico, perché va trovata una modalità di convivenza tra questi due usi del territorio».
Prosegue Giovanelli: «Non è neanche pensabile che i pastori siano sempre presenti con le greggi per 24 ore. Ma se questi animali si avvicinano ai sentieri turistici, devono invece essere presenti, non possono lasciare solo i cani di guardia». Nella stesura di questo protocollo, il Parco punterà a coinvolgere i diversi portatori di interesse, ma intende arrivare a un provvedimento che coinvolga un territorio abbastanza ampio: «Non intendo entrare nella polemica accesa anche dagli asini che nei giorni scorsi pascolavano all’arrivo della seggiovia di Febbio, ma dobbiamo regolamentare le zone più vocate al turismo, i rifugi, i percorsi principali, e le attività di pastorizia, comprendendone l’importanza».
La presenza dei cani pastore lungo sentieri o in località molto frequentate, come ad esempio i Prati di Sara, non rappresenta una novità: episodi erano stati segnalati anche negli anni scorsi. «Sicuramente – conclude Giovanelli – questi cani sono più minacciosi che pericolosi, ma non è comunque pensabile che i turisti, penso anche a famiglie con bambini, salendo un sentiero si trovino la strada sbarrata e non possano proseguire». —
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