Gazzetta di Reggio

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ventasso, IL DIBATTITO SU PASTORIZIA E TURISMO 

«Rispettiamo il lavoro dei cani Garantiscono la biodiversità»

«Rispettiamo il lavoro dei cani Garantiscono la biodiversità»

Daniele Ecotti dell’associazione “Io non ho paura del lupo” sugli animali da pastore «La presenza è autorizzata: in caso di incontri, evitare di attraversare il pascoli»

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ventasso. «Sentiamo la necessità di sottolineare alcuni importanti aspetti che ci toccano nel nostro operato, nell’ottica di favorire una coesistenza delle attività zootecniche con i predatori, così come assicura l’importante lavoro dei cani da guardiania a protezione dei greggi». Così Daniele Ecotti, presidente dell’associazione “Io non ho paura del lupo” di Borgotaro, interviene nel dibattito sulla presenza dei cani pastore e la convivenza con chi in montagna ci va per escursioni.

«È consentito»

«L’evento in questione, nato in seguito al post di una guida ambientale, la quale lamentava di essere stata bloccata per un’ora da 5 pastori maremmani a guardia di un gregge lungo la forestale che collega il Passo Cisa al Rifugio Monteorsaro, rappresenta il classico episodio in cui ci si può imbattere camminando sui nostri crinali: cani decisi a difendere il proprio gregge che talvolta non lasciano transitare nessuno attraverso di esso – spiega – La questione è a tratti complessa, ma è necessario fin da subito specificare che l’attività di guardiania, ivi compresa la possibilità di lasciare i cani liberi a difesa del gregge è consentita dal regolamento di polizia veterinaria, articolo 83, e dall’ordinanza del Ministero della Salute del 6 agosto 2013 che demanda alle realtà locali eventuali ulteriori regolamentazioni». «Proprio il loro essere indipendenti dalla presenza del pastore garantisce a questi cani la possibilità di proteggere il gregge 24 ore al giorno, in qualsiasi condizione, così come le caratteristiche della razza sono state selezionate nei secoli per rispondere a questo tipo di lavoro – va avanti – Naturalmente, il pastore è responsabile del comportamento dei propri cani, così come ogni escursionista del proprio».

BIODIVERSITÀ

«Per meglio comprendere la presenza di questi cani occorre specificare che il lavoro svolto da questi è un importante chiave per favorire la biodiversità del pascolo, in quanto, senza l’azione di pascolo degli animali domestici, come si puó osservare facilmente in tantissime zone montane, il bosco invade i terreni prativi molto rapidamente, cancellando il paesaggio, le visuali, i fiori montani, le volte stellate che ci attirano sui crinali. Quale escursionista andrebbe in montagna se le vette fossero coperte di boschi quanto i fianchi? Eppure è quanto succederebbe se il pascolo fosse eliminato perchè “fastidioso” per gli escursionisti» sottolinea. «Le norme comportamentali da applicare in presenza di questi “guardiani” sono purtroppo un argomento ancora poco conosciuto, sia dai liberi cittadini, sia da chi si trova a frequentare la montagna per lavoro, e naturalmente sono delle regole che richiedono la necessità di essere interpretate di volta in volta, sapendo valutare quello che sta accadendo e sapendo interpretare il comportamento dei cani e il luogo in cui ci si trova. Come associazione stiamo lavorando con impegno donando gratuitamente ai pastori cartelli che segnalano la presenza di questi cani a lavoro e indicano le regole fondamentali da seguire in caso di incontro – spiega ancora – ma dal nostro punto di vista è necessario lavorare più in sintonia tra realtà diverse al fine di accrescere la conoscenza sul tema ma soprattutto di comprendere come la montagna a volte possa richiedere dei compromessi a chi la frequenta e a chi ci lavora, come quello di cambiare itinerario se le condizioni non permettono il transito».

LE REGOLE

«Le regola da seguire in presenza di questi cani sono semplici e vanno interpretate nell’ottica di ridurre qualsiasi confronto con essi: restare fermi in caso di incontro o indietreggiare lentamente, evitare di attraversare il pascolo, specie se si ha il proprio cane al seguito, evitare comportamenti aggressivi di qualsiasi tipo e più in generale avere la pazienza di attendere che i cani da lavoro comprendano che per il loro gregge noi non rappresentiamo una minaccia e tornino dalle loro pecore – prosegue – Nell’articolo pubblicato si richiede, forse in maniera eccessivamente semplice una “soluzione al problema” e come associazione siamo coscienti che essa è rappresentata da una maggiore conoscenza sul tema, da un maggiore impegno del personale zootecnico nell'informare chi frequenta la montagna sul comportamento da tenere ma soprattutto è da ritrovare in un lavoro sinergico di associazioni, istituzioni e liberi cittadini nel diffondere queste regole fondamentali da seguire in caso di incontro, senza sterili lamentele quando le cose non vanno a favore della propria volontà».

«doppia responsabilita’»

«Concludendo, chi lavora in montagna ma sopratutto gli accompagna per lavoro in ambiente montano ha, a nostro avviso, una doppia responsabilità: in primis quella di conoscere a fondo le norme di comportamento da mantenere in presenza di cani, anche contattando anzitempo i pastori per verificare l'eventuale presenza di greggi sui percorsi che si intende percorrere, accettando eventuali compromessi nell’ottica di favorire la sicurezza propria e del gruppo. In seconda battuta, ma forse ancora più importante – evidenzia – ha la responsabilità di impegnarsi a rispettare il lavoro di questi cani che garantiscono, in maniera indiretta un sottile equilibrio nel mantenimento della biodiversità montana, garantendo al lupo di restare sui nostri monti e al pastore di portare a casa tutti gli animali del gregge, in un lavoro sinergico che affonda le proprie radici nei secoli passati e che dovrebbe essere valorizzato, anche a costo di cambiare sentiero». —

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