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Un paramedico viene scoperto mentre porta droga dentro al carcere

Enrico Lorenzo Tidona
Un paramedico viene scoperto mentre porta droga dentro al carcere

L’uomo è stato fermato durante un controllo di routine Aveva dell’eroina in fiala. «Probabilmente era per spaccio»

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REGGIO EMILIA. Da tre anni circa lavora nel carcere di Reggio Emilia, tempo durante il quale non sarebbe mai incorso in alcun problema. Poi, due giorni fa, l’insospettabile paramedico è stato fermato da un’assistente capo, coordinatrice di polizia penitenziaria femminile, durante una normale attività di identificazione e controllo all’interno della struttura penitenziaria. E la donna in divisa ha fatto una scoperta inattesa. Dentro una tasca del paramedico ha trovato un involucro in vetro che conteneva una sostanza liquida, rivelatasi poi essere eroina. «Droga che avrebbe dovuto raggiungere la zona detentiva, probabilmente per l’attività di spaccio», raccontano Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe, e Michele Malorni, segretario provinciale del sindacato delle guardie penitenziarie. I due agenti affermano che la persona che aveva con sé la droga, era un paramedico considerato «persona autorizzata all’accesso», che si era recato infatti alla Pulce per svolgere il suo lavoro per un’ente pubblico.

«Immediatamente dopo il sequestro si è proceduto all’attività di accertamento della sostanza e alla trasmissione della notizia di reato alla procura della Repubblica – fanno sapere i sindacalisti –. È stato contestualmente adottato un provvedimento di interdizione all’ingresso nella struttura dell’uomo che era in servizio all’interno del carcere di Reggio Emilia».

A rilanciare la notizia è stato il sindacato delle guardie penitenziarie che rivendica ancora una volta la mancanza di strumenti adeguati per lo svolgimento del lavoro delle guardie in servizio.

«Alla collega – affermano dal Sappe – vanno i nostri complimenti per la grande professionalità dimostrata ma non possiamo non stigmatizzare ancora una volta il comportamento dell’amministrazione, che non ha provveduto a istituire anche in Emilia-Romagna le unità cinofile».

L’episodio ricalca quello avvenuto solo un paio di settimana fa, quando una donna è stata scoperta mentre riforniva il marito, detenuto sempre nel carcere della Pulce, di piccole quantità di droga che l’uomo, 30 anni, straniero, usava per sé e cedeva ai detenuti amici in cambio di alimenti e di altri favori. Una vicenda scoperta grazie a un blitz compiuto sempre dagli agenti della polizia carceraria, coordinati dalla comandante Rosa Cucca e dal nucleo cinofilo della polizia provinciale, che ha messo in campo il labrador Aziz. I controlli effettuati nel piazzale della casa circondariale, verso le 8.30, orario di ingresso in carcere per il primo turno di colloqui, avevano messo sotto la lente una quindicina di persone, buona parte delle quali donne, che trasportavano borse capienti, colme di alimenti ed effetti personali da consegnare ai parenti detenuti. Tra queste c’era la moglie con la droga, sequestrata una volta scoperta. —

Enrico Lorenzo Tidona

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