«A Domenico noi volevamo bene come a un membro della nostra famiglia»
Il dolore di Lara, la moglie dello chef Bottura, per la morte del 25enne che lavorava come maître a Casa Maria Luigia
Paolo Ducci
GUASTALLA. È in lacrime lo chef Massimo Bottura quando esce dalla Francescana, il suo storico locale di Modena. «A Domenico volevamo bene come fosse un membro della nostra famiglia – spiega Lara Gilmore, la moglie – e farsi una ragione di quello che è accaduto è davvero difficile. Siamo distrutti dal dolore e profondamente vicini alla sua famiglia».
E Domenico D’Addio, il promettente maître 25enne di Casa Maria Luigia di Modena, originario di Guastalla, che ha perso la vita giovedì pomeriggio in via Emilia Est a Modena in un tragico incidente stradale dopo uno scontro tra la sua moto e un’autovettura, era particolarmente legato alla famiglia Bottura, non solo per questioni lavorative, ma anche per le tante affinità di interessi che lo legavano allo chef modenese, in particolare l’amore per i motori.
«Il suo soprannome per le case automobilistiche che collaborano con noi – continua Gilmore – era “responsabile del parco auto di Casa Maria Luigia”. Durante i suoi giorni liberi era spesso dove Massimo tiene le sue moto e auto da collezione per prendersene cura. Controllava i livelli di batteria di ogni mezzo e amava sentire il rombo del motore delle Ducati. Spesso prendeva qualche moto e andava a farsi un giro. Amava profondamente quel mezzo a due ruote con il quale purtroppo se n’è andato via».
Domenico lavorava a Casa Maria Luigia dalla sua apertura, nel 2018, ed era apprezzatissimo non solo dai suoi datori di lavoro e dai colleghi, ma anche dai clienti che ne apprezzavano le doti di precisione, educazione, problem solving e cordialità. Lo scorso martedì aveva fatto il suo debutto come maître anche in Francescana, e ne andava fierissimo. C’era bisogno di una persona che sapesse parlare perfettamente inglese e lui, grazie alla sua esperienza di lavoro a Londra e sulle navi da crociera, l’inglese lo parlava meravigliosamente.
«Ci faceva divertire – sorride Gilmore – perché diceva di sapere molto bene tre lingue in verità: l’inglese, l’italiano e il napoletano di cui andava fierissimo».
Domenico, come si legge nei tanti post degli amici che lo commemorano, era un ragazzo davvero solare, positivo e un sorriso, un abbraccio o un aiuto non lo negava mai a nessuno. «Anche se lui lavorava nel turno pomeridiano-serale, ogni mattina passava a salutarci e a controllare che fosse tutto a posto – ricorda Gilmore – senza mancare di venire a scambiare quattro chiacchiere con nostro figlio Charlie. Tra loro c’era un legame e un’intesa speciale, tanto che durante il lockdown scappava da casa per portarci le ciambelle che cucinava per noi sua madre, perché sapeva che Charlie ne andava matto».
Domenico D’Addio lascia nel dolore la sua famiglia, tanti amici e amiche, gli amati colleghi che nel post di cordoglio riportato sui profili Instagram e Facebook di Casa Maria Luigia scrivono: «Possiamo solo essere grati per il tempo che abbiamo passato con lui e per l’esempio che è stato per quelli intorno a lui. Casa Maria Luigia sarà sempre la sua casa lontano da casa».
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