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Documenti falsi, 33enne scarcerato dal giudice La difesa: «Caso umano»

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reggio emilia. Una volta convalidato l’arresto, il giudice Chiara Alberti ha – ieri mattina – rimesso in libertà l’albanese 33enne Ervin Shkembi, finito nei guai mercoledì perché trovato in possesso di una carta d’identità rumena valida per l’espatrio ma fasulla.

In aula il piastrellista si è avvalso della facoltà di non rispondere, in precedenza i carabinieri intervenuti hanno rimarcato il comportamento collaborativo e rispettoso del 33enne una volta che è stato scoperto con quel documento falsificato al parco del Popolo in un controllo di routine.

La pm Laura Galli ha chiesto per l’albanese l’obbligo di firma in caserma. Di diverso avviso l’avvocatessa Lucia Larocca (ha sostituito, come difensore, il collega Giuseppe Caldarola) che ha chiesto la liberazione di Shkembi: «Si capisce dal comportamento con i carabinieri che non è certo una persona legata ad ambienti criminali. Inoltre non ha precedenti penali – evidenzia la difesa – e non c’è il pericolo di reiterazione del reato visto che il documento gli è stato sequestrato. Stiamo parlando di una persona che è venuto in Italia solamente per lavorare e sostenere economicamente la famiglia in Albania». Valutazioni difensive accolte dal giudice Alberti, rinviando poi al 12 ottobre il processo.

Come ricostruito dagli inquirenti, il 33enne era al parco del Popolo quando, alla vista dei carabinieri, ha cercato di allontanarsi per evitare i controlli. Un atteggiamento ritenuto sospetto dai militari, che hanno raggiunto l’uomo che – stando ai documenti d’identità esibiti – ha dichiarato di essere rumeno. Ma non parlava rumeno, così i carabinieri hanno approfondito i controlli e scoperto che la carta d’identità di nazionalità rumena esibita era falsa. Per questo motivo, con l’accusa di possesso e fabbricazione di documenti falsi, l’albanese – domiciliato in città – è stato arrestato. Con la reale identità si verificava che nell’ottobre 2016 era giunto in Italia dalla frontiera di Brindisi proveniente dal Paese di origine, verso il quale veniva respinto poiché privo dei requisiti necessari per la permanenza in Italia, che ha poi raggiunto in maniera clandestina.

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