Il marito nega tutto e accusa la moglie «Sono io la vittima»
Il 27enne deposita video hard per descriverne l’aggressività e risponde per un’ora alle domande del gip Luca Ramponi
reggio emilia. Ha risposto per un’ora - ieri mattina - alle domande del gip Luca Ramponi l’operaio reggiano 27enne che è accusato di maltrattamenti nei confronti della moglie coetanea, da qui l’ordine di allontanamento dalla casa familiare in città con il divieto di avvicinarsi alla donna (pure lei operaia) e ai luoghi da lei frequentati.
Il marito ha parlato a lungo, con determinazione, per contestare gli addebiti, ritenendosi vittima della moglie descritta come aggressiva, fomentatrice di una vita coniugale caratterizzata da contrasti («Le botte? Reciproche») e riappacificazioni continue.
E ha rincarato la dose depositando una lunga serie di video a luci rosse, foto e testimonianze di alcuni amici che inquadrerebbero in maniera molto diversa la 27enne che ha denunciato il marito.
Ed è emerso, durante l’interrogatorio di garanzia, che la donna ha già lasciato la casa coniugale (una decina di giorni prima di denunciare il marito). «Abbiamo chiesto la revoca della misura cautelare – spiega alla Gazzetta l’avvocato difensore Andrea Davoli – alla luce delle dichiarazioni del mio assistito e dell’abbondante materiale depositato per ribaltare le accuse». Sulla misura restrittiva deciderà nei prossimi giorni il gip Ramponi, ma per farlo deve attendere il parere del magistrato (il pm Giacomo Forte) che si sta occupando della vicenda coordinando le indagini dei carabinieri di Castellarano.
Dagli accertamenti investigativi innescati dalla denuncia della donna, è emerso come la 27enne, a partire dall’agosto del 2020, sia stata sottoposta a costanti vessazioni fisiche e morali da parte del marito per futili motivi.
Minacce di morte, offese, schiaffi. Una volta l’uomo le avrebbe sbattuto la testa contro il muro, un’altra volta ha provato a soffocarla tenendole la testa premuta contro il divano. Ma non solo: ripetutamente le lanciava addosso piatti, le strappava i capelli facendola inginocchiare, la prendeva per il collo, la chiudeva a chiave in casa.
Le violenze non sarebbero finite nemmeno quando l’operaia ha trovato la forza di scappare dalla casa coniugale di Reggio Emilia per ritornare dai suoi genitori cercando comprensione e protezione. Un inferno durato circa un anno che la 27enne ha trovato il coraggio di denunciare ai carabinieri di Castellarano per mettere fine all’incubo. Insomma, si fronteggiano due versioni dei fatti molto distanti. Vedremo cosa deciderà il giudice Ramponi.
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