Segnalati 18 operatori sanitari non vaccinati
Inviate le lettere ai rispettivi ordini professionali: si tratta di dipendenti Ausl, di strutture private e liberi professionisti
Andrea Vaccari
REGGIO EMILIA. Anche in questa settimana si conferma un andamento stabile dei casi di contagio da Coronavirus, che continuano a manifestarsi su cifre non preoccupanti ma alte, nell’ordine delle diverse decine. «Un trend che ci si aspettava – spiega il direttore sanitario dell’Ausl reggiana, Cristina Marchesi nel corso della periodica conferenza stampa in cui vengono forniti i dati sulla situazione pandemica –: non grave ma che si conferma su numeri abbastanza alti. Con i dati aggiornati a giovedì 5 agosto, siamo a 93 casi ogni 100mila abitanti, a fronte di una media regionale di 88. Numeri da zona gialla, ma i nuovi parametri introdotti fanno sì che si possa restare in zona bianca. In questa fase è fondamentale mantenere comportamenti corretti, che stanno venendo un po’ meno, nonostante il vaccino. Indossare la cintura di sicurezza non deve portarci a pensare che possiamo passare con il semaforo rosso».
I dati illustrati dai vertici della sanità reggiana prefigurano un quadro in cui gli ospedali non risultano risentire della situazione. Altrettanto non si può dire del resto del comparto, particolarmente sollecitato sull’attività di tracciamento e di informazione, in particolare riguardo al green pass. Nel dettaglio, come spiegato da Giorgio Mazzi, direttore del presidio ospedaliero, in questi ultimi giorni si è registrato un dato alto (400) di accessi giornalieri al pronto soccorso, con un aumento delle persone sintomatiche. Al momento, sono 51 i posti letto di terapia intensiva destinati a pazienti Covid. «La situazione non è allarmante – spiega – anche se auspicavamo un azzeramento dei casi di positività. I non vaccinati risultano purtroppo molto esposti».
Attualmente si segnalano due ricoveri in terapia intensiva (rispettivamente di 58 e 70 anni) e sette in pneumologia (44 anni il paziente più giovane, 79 il più anziano).
Alla dottoressa Emanuela Bedeschi, direttore del Dipartimento di sanità pubblica, il compito di fare il punto sui focolai. «Non si scende sotto i 50 casi settimanali – afferma – e nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di persone molto giovani, spesso al rientro dalle vacanze estive, per lo più dalla Riviera romagnola o dall’estero. In questi casi si tratta di giovani non vaccinati o con solo la prima dose, e i focolai si estendono poi alle famiglie. In generale, circa la metà di questi positivi sono asintomatici».
Arriva, inoltre, una buona notizia sul fronte “burocratico”. È in corso di definizione, infatti, il percorso per la registrazione informatica per i vaccini effettuati all’estero, e anche la semplificazione dell’iter per chi ha contratto il virus dopo la prima dose.
Altro tema “caldo” toccato nel corso della conferenza stampa è stato quello dei lavoratori del mondo della sanità che ancora non hanno effettuato la prima dose di vaccino. Nella giornata di giovedì sono scaduti i termini per i primi 40 di questi: al termine delle conclusioni, e alla luce della reiterata mancata vaccinazione, in totale sono state inviate 18 segnalazioni ai diretti interessati.
Le lettere, come prevede la normativa varata dal governo, sono state inviate all’ordine di cui fanno parte e ai datori di lavoro (si tratta di dipendenti dell’Ausl, dipendenti di strutture private e liberi professionisti).
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