Focolaio francese, tamponi a tappeto ma niente quarantene. Squadra ripartita senza avvisare l’Ausl
Scolari degli Hogs: «Con noi niente contatti stretti». Marchesi: «Nessun allarme, ma i francesi non ci hanno mai comunicato nulla»
REGGIO EMILIA. Sono arrivati e hanno giustamente preteso dai reggiani la massima attenzione alle norme anti contagio, rifiutando inviti a cena e visite guidate per la città. Ma quando hanno scoperto di essere loro stessi portatori del virus, con un focolaio di nove positivi, non hanno avvisato le autorità sanitarie locali. E, prima che si potesse intervenire una volta diffusasi la notizia, sono ripartiti alla chetichella dall’albergo sparendo dai radar dell’Ausl senza lasciare traccia.
Si conclude così, fortunatamente senza grossi allarmi ma con un velo di amarezza - sia da un punto di vista sportivo che “sanitario” - il ritiro in terra reggiana della nazionale francese di football americano, in Italia per disputare la semifinale degli Europei contro l’Italia e sconfitta a tavolino proprio per l’impossibilità a giocare a causa dei contagiati fra staff e giocatori transalpini. Un focolaio che aveva spinto anche la Reggiana, che aveva pernottato nello stesso albergo dei francesi - l’hotel Airone - ad annullare sabato l’amichevole con il Brescia.
La stessa azienda sanitaria, spiega oggi la direttrice generale dell’Ausl, Cristina Marchesi, «ha appreso della notizia dei positivi dai media. Per effettuare i tamponi di controllo la nazionale francese si è servita di uno staff medico interno ma, una volta scoperti i contagi, non ha provveduto ad avvisarci. E questa mattina (ieri, ndr) la squadra è già ripartita dall’hotel senza mai avere contatti diretti con noi. Un comportamento quantomeno bizzarro, ma ora sarà una faccenda che sbroglierà eventualmente la sanità francese». Diversa invece la questione dei reggiani che, nei giorni scorsi, hanno avuto a che fare con il team d’oltralpe.
«A quanto ci risulta – prosegue la Marchesi – fortunatamente il loro ritiro è stato veramente tale. Sono stati praticamente sempre in albergo e sui campi tranne una visita istituzionale in municipio e contatti stretti veramente a rischio non ve ne sono stati. In ogni caso abbiamo provveduto a programmare una serie di tamponi a tappeto a tutto lo staff dell’hotel e ad alcune persone che erano presenti in Sala del Tricolore ma si tratta di test precauzionali, nessuno è stato messo in quarantena preventiva». Che i francesi abbiano condotto una vita al limite della clausura lo conferma anche il presidente degli Hogs, la squadra di football americano di Reggio Emilia sui cui campi di via Agosti si è allenata la Francia.
«Erano molto scrupolosi sui protocolli anti contagio – spiega Federico Scolari – e credo che il focolaio sia stato una sorpresa anche per loro. Non hanno mai girato per la città e hanno rifiutato i nostri inviti, andavano a piedi dall’albergo al campo per allenarsi in vista della partita. Degli Hogs l’unico ad avere contatti più frequenti con loro, ma sempre a distanza e con la mascherina, sono stato io e, anche se sono vaccinato con doppia dose, ho fatto un tampone e sono negativo. Gli spogliatoi li hanno usati solamente loro ma abbiamo programmato già una disinfezione degli ambienti».
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