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IL PROGETTO REGIONALE 

«L’inglese negli asili? A Reggio si insegna già»

Luciano Salsi
«L’inglese negli asili? A Reggio si insegna già»

Raffaella Curioni plaude all’iniziativa che prevede l’apprendimento per i più piccoli e puntualizza: «Al nido-scuola Totem l’esperienza è portata avanti da dieci anni»

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Luciano Salsi

REGGIO EMILIA. L'idioma di Shakespeare deve diventare una lingua materna da apprendere fin dalla primissima infanzia, secondo il progetto “Sentire l'inglese” che la Regione ha varato in collaborazione con l'università di Bologna e che coinvolgerà anche due asili e scuole materne a Reggio o in un comune limitrofo. Sarà un’esperienza pilota per gran parte dell'Emilia-Romagna, non per la nostra città, che la porta avanti dal 2010 in una sezione del nido-scuola Totem, gestito in via Mameli dalla cooperativa Ambra in collaborazione con Reggio Children. L'iniziativa regionale s'è avviata giovedì con una convenzione triennale firmata dal presidente Stefano Bonaccini, dalla vicepresidente Elly Schlein e da Licia Masoni, docente dell'ateneo bolognese e coordinatrice del progetto, che sarà operativo dal prossimo anno scolastico per i bambini da zero a sei anni in 76 nidi e scuole dell'infanzia, due per ognuno dei 38 distretti socio-sanitari dell'Emilia-Romagna. La Regione si impegna a promuovere e supportare le azioni di raccordo e coordinamento territoriale. L'università formerà gli educatori in merito alla metodologia da adottare.

È previsto l'apprendimento della lingua inglese attraverso l'ascolto guidato di suoni e parole animato da gioco e musiche in una parte delle ore di permanenza dei bambini nei servizi educativi, «in piena armonia con le altre lingue parlate in famiglia», che possono essere già due per i bambini stranieri. L'obiettivo è il bilinguismo, elemento cardine delle pari opportunità nell'era della globalizzazione. La Regione punta a diffondere l'esperienza a macchia d'olio triplicando di anno in anno le scuole interessate «fino alla completa copertura dei servizi educativi del territorio». Gli enti capofila di ciascun distretto (nel nostro caso il Comune di Reggio) dovranno comunicare entro il 10 settembre l'adesione al progetto e la scelta dei due servizi educativi in cui attuarlo. Potrebbero essere entrambi in città oppure se ne individuerà un secondo in un altro comune. Certamente sarà coinvolta l'istituzione dei Nidi e delle Scuole d'infanzia comunali. Non dovrebbero essere escluse le scuole cattoliche della Fism.

«Siamo molto soddisfatti – dichiara Raffaella Curioni, assessore a Educazione e conoscenza – di questo progetto innovativo, che si inserisce nella programmazione regionale relativa ai servizi per i bambini da zero a sei anni. Non è una novità per Reggio Emilia, i cui servizi educativi sono conosciuti in tutto il mondo». In effetti una “English class” è stata istituita nel 2010 come sezione sperimentale del nido-scuola Totem in collaborazione con Reggio Children e la famiglia del flautista Andrea Griminelli e con la supervisione di Sergio Spaggiari, ex-direttore dell'Istituzione nidi e scuole comunali. Il progetto, condotto da educatrici madrelingua, è stato avviato per bambini da 2 a 5 anni, ma ora è rivolto anche ai più piccoli, da 9 a 24 mesi. La cooperativa Ambra, inoltre, è convenzionata con il Comune per una iniziativa analoga intrapresa nel 2018 nel nido-scuola Prampolini a Pratofontana. I “cento linguaggi” della pedagogia di Loris Malaguzzi trovano in questi casi una concretizzazione letterale nella facilità con cui nella prima infanzia si apprende qualsiasi lingua.

«La radice di queste innovazioni – sottolinea Raffaella Curioni – è nel Reggio Emilia Approach, nell'approccio multiculturale che si estrinseca in una dimensione di gioco e relazione. Al Totem ogni giorno si trovano in contemporanea un'educatrice italiana e una madrelinguista». La continua compresenza di queste due figure nel dialogare con i bambini nelle attività ludiche e nelle normali occupazioni garantisce un effettivo bilinguismo. Non è detto che il progetto regionale abbia la stessa portata. «Questa sperimentazione – spiega l'assessora – è ancora da costruire nel dettaglio. Si dovrà capire se all'apprendimento dell'inglese saranno dedicate alcune ore o l'intera giornata, come avviene al Totem». Un'altra questione da risolvere è il rapporto con l'ambiente accademico. «Reggio Children – chiarisce Raffaella Curioni – ha un rapporto molto stretto con il dipartimento di Educazione e Scienze umane dell'università di Modena e Reggio. Il progetto regionale è coordinato dall'università di Bologna, ma non prevedo contrasti fra i pedagogisti nella metodologia da adottare». Certamente la nostra città ha più da insegnare che da imparare nell'educazione infantile.

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