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Reggio Emilia, l’Ausl sospende i primi nove operatori no-vax: "Ce ne saranno altri"

Leonardo Grilli
La direttrice generale dell’Ausl, Cristina Marchesi
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La direttrice generale dell’Ausl, Cristina Marchesi

Da oggi i dipendenti no-vax rimarranno a casa e non percepiranno lo stipendio. Marchesi: «Si tratta solo della prima tranche, arriveranno altri provvedimenti»

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REGGIO EMILIA. Dopo lunghe settimane di dialogo, mail e inviti alla vaccinazione inviati ancora e ancora, segnalazioni ed esami dei documenti, alla fine anche a Reggio Emilia sono stati presi provvedimenti nei confronti degli operatori sanitari “no vax”.

Sono nove i dipendenti dell’azienda sanitaria che ieri mattina sono stati sospesi dal lavoro su provvedimenti della direttrice generale dell’Ausl, Cristina Marchesi. Nove professionisti, impiegati in vari reparti e con mansioni anche molto differenti fra loro, che da oggi dovranno rimanere a casa e non percepiranno più lo stipendio.

Almeno finché non decideranno di adeguarsi alla legge e vaccinarsi – tutelando così loro stessi e soprattutto i pazienti che assistevano tutti i giorni – o finché non cesserà lo stato di emergenza, attualmente prorogato dal Governo fino al 31 dicembre.

I termini per effettuare la prima dose erano scaduti giovedì scorso per una quarantina di operatori sanitari residenti in provincia di Reggio Emilia. Non solo assunti nell’Ausl ma anche liberi professionisti e dipendenti di strutture private come case di cura per anziani.

La maggior parte di questi (22) aveva poi programmato la vaccinazione o comunque prodotto documenti ancora in corso di valutazione dalle apposite commissioni ma per 18 casi – i “no vax” più convinti – erano partite immediatamente le segnalazioni ai diretti interessati e le lettere ai datori di lavoro. Ora l’Ausl ha deciso, come previsto dalla normativa, di agire nei confronti dei suoi nove dipendenti. Ma la stessa sorte toccherà anche all’altra metà di operatori sanitari.

«Si tratta di una vicenda molto delicata – premette la Marchesi commentando i provvedimenti – e queste sospensioni arrivano al termine di una lunga procedura burocratica fatta di controlli, lettere inviate e documenti esaminati. Ma sicuramente non è finita qui, magari fosse così. Si tratta solo del primo blocco, procedere per tutti contemporaneamente sarebbe stato impossibile: siamo alla tranche iniziale e arriveranno altre sospensioni man mano che procede il lavoro di valutazione».

Lavoro svolto dal Dipartimento di sanità pubblica che in questo caso, precisa la dirigente reggiana, «non opera per noi ma sta esercitando la sua funzione di controllo su tutti gli operatori sanitari residenti in provincia di Reggio Emilia. Gli altri nove di quei 18 che a norma di legge devono essere sospesi, per esempio, possono essere lavoratori di altre Ausl che vivono qui o dipendenti di strutture private. Nel frattempo in tanti si stanno vaccinando e mi auguro siano sempre di più».

Ma le conseguenze per questi no-vax della sanità non sono finite qui. Le sospensioni dal lavoro arriveranno anche sui tavoli dei rispettivi Ordini professionali, che dovranno poi decidere come muoversi.

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