«Cani da guardia e turismo Bene il patto tra gli operatori»
La guida ambientale Viani torna sul dibattito aperto dall’episodio denunciato «Più informazione agevolerà la fruizione da parte di tutti»
Ventasso. Torna sul tema della presenza dei cani maremmani sui sentieri del Crinale, Elisa Viani, guida ambientale escursionistica Aigae dopo il dibattito aperto dal suo difficile incontro durante una escursione degli animali a guardia di un gregge.
«Credo sia opportuno – spiega Viani – riaprire dialoghi costruttivi sul tema coesistenza. Penso alle genti che ogni giorno affrontano mille difficoltà per mantenere vive tradizioni millenarie, penso all’arduo mestiere dei cani da guardiania nella custodia delle greggi (contributo fondamentale per il mantenimento dell’assetto del nostro territorio) e ancora all’importanza della presenza del lupo a regolare numeri significativi di ungulati selvatici». «Ecco allora che il continuo aumento di flussi turistici in Appennino porta a maturare riflessioni importanti – prosegue la guida –. Non possiamo permetterci di mettere a rischio quelli che sono già equilibri tanto fragili quanto preziosi. Difendere la biodiversità deve e dovrà essere alla base di qualunque progetto».
«Per farlo siamo chiamati a ricercare nuove modalità e buone pratiche per favorire una sana e pacifica coesistenza – spiega Viani –, in Appennino come in qualunque altro ambiente naturale. Forse i tempi sono maturi per mettere a punto progetti condivisi, unire competenze, aprire dialoghi tra abitanti, istituzioni e operatori tutti. Come proposto anche da Parco nazionale e Cai provinciale, risulta necessaria la stesura di un protocollo che possa coinvolgere ogni singolo portatore di interesse».
«Seguo da tempo il brillante lavoro svolto dall’associazione “Io non ho paura del lupo”, nata dall’unione di allevatori, agricoltori, professionisti e appassionati di natura. In soli pochi anni, attraverso l’incremento della conoscenza popolare, questa realtà è riuscita a favorire la conservazione di attività come la pastorizia e l’allevamento, diffondere corrette pratiche di approccio alla natura e tanto altro ancora, fino a contrastare la cattiva informazione mediatica – sottolinea – Con il supporto di amministrazioni e Parco potremmo partire proprio da qui. Lungo i sentieri escursionistici avvalerci di cartellonistiche puntuali e maggiore informazione (evidenziando percorsi alternativi e contatti diretti in caso di bisogno). In parallelo, sfruttando il contributo di guide ambientali escursionistiche, si potrebbero intraprendere campagne di sensibilizzazione e incentivare la scoperta del territorio attraverso collaborazioni con gli stessi operatori locali».
Solo qualche giorno fa Viani aveva denunciato la sua disavventura, bloccata per ore lungo la forestale che collega Passo Cisa a Rifugio Monteorsaro, percorso tra i più battuti dai visitatori della montagna, dove transitava in quel momento un gregge custodito solo da cinque pastori maremmani.
«Una maggiore informazione consentirà ai lavoratori di svolgere al meglio il proprio operato (pastori maremmani inclusi) e a chi vorrà godere delle meraviglie d’Appennino di farlo nel pieno della sicurezza – dice ora la guida a proposito del dibattito che si è aperto –. Un grazie sincero alla famiglia di pastori di Monteorsaro, come Mirko Zamboni, per il confronto costruttivo. Una concomitanza di situazioni ha remato contro, ma per fortuna abbiamo saputo riconoscere la nostra vera natura e pensiamo da qui si possa iniziare un percorso di proficue collaborazioni. Riconnessione con il mondo naturale e turismo sostenibile possono coesistere, ma solo se coltiveremo rispetto e voglia di collaborare».
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