«La tua morte è un dolore troppo grande»
I messaggi degli amici di Paoletto Piras stroncato da un infarto a Civago. Il funerale si tiene domani alla Madonna dell’Olmo
MONTECCHIO. «È dura doverti salutare, perché eri un amico meraviglioso». Il dolore per la morte del 63enne Paoletto Piras è forte e continua a manifestarsi nei messaggi di cordoglio degli amici e di Montecchio Emilia sicura. L’uomo, stroncato da un malore alla fine di una scalata a Civago di Villa Minozzo, era conosciuto e molto amato per il suo costante impegno per il progetto del controllo di vicinato.
Intanto il funerale è stato fissato. Avrà luogo domani, alle 10.30, al santuario Madonna dell’Olmo, dove sarà celebrata la messa. Poi si proseguirà per il cimitero locale. Piras, oltre ai tanti amici del gruppo di Montecchio Emilia Sicura, lascia il fratello Sandro, la sorella Mariolina e il cognato Sisto che vivono in paese. Di origini sarde (era nato a Cagliari), viveva da molti anni a Montecchio dove lavorava per la Csf, anche se era solito tornare tutti gli anni nella sua amata isola. Avrebbe dovuto farlo anche la fine di questo mese.
Domenica, mentre era con un compagno di arrampicata, si è sentito male al termine della ferrata del Barranco, una salita attrezzata con cavo d’acciaio che parte del letto del fiume Dolo e risale per circa 200 metri fino alla strada che conduce al paese di Civago.
I soccorsi si sono mobilitati e i due sono stati raggiunti in pochi minuti: sul posto l’ambulanza della Croce Verde di Villa Minozzo, l’elisoccorso di Pavullo, una squadra del Soccorso alpino stazione Monte Cusna, i vigili del fuoco a cui si sono poi aggiunti i carabinieri. Un gruppo di giovani escursionisti per primo ha prestato i soccorsi, praticando il massaggio cardiaco. Le manovre di rianimazione sono proseguite poi da parte dei sanitari arrivati sull’ambulanza e del medico fatto scendere dall’elicottero con il verricello. Mezzora di disperati tentativi di strappare Piras alla morte. Purtroppo non sono serviti.
«É difficilissimo dover salutare un amico. É un dolore pesante come un macigno che ti preme il petto – scrive Giuseppe Carissimi –, che ti toglie il respiro e che ti fa malissimo dentro. Un amico di quelli che ti arricchiscono dentro e che ti fanno stare bene con un sorriso. É quasi impossibile accettare che lo stai facendo. Ma sai anche che lui ci sarà sempre. Ciao splendido amico».
M.F.
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