Dopo la rapina con la siringa ha contratto l’epatite C
ReGGIO EMILIA. Non solo il caso di Saman Abbas e la straziante battaglia di Ilaria Sassone per riavere suo figlio accanto. La Fondazione per le vittime dei reati ha deciso di dare una mano anche a una barista 70enne del centro storico Reggio Emilia, vittima di una brutale rapina, nel novembre dell’anno scorso.
Un giovane tossicodipendente di 29 anni aveva fatto irruzione armato di siringa, minacciandola per avere del denaro che gli sarebbe servito per continuare a drogarsi. La donna però aveva reagito. «Io non mi alzo tutte le mattine alle cinque per dare a te i soldi che guadagno». Così aveva raccontato di aver pensato quando si era trovata faccia a faccia con il malvivente. Nonostante fosse pieno giorno – mancava un quarto d’ora alle 14 – nessun passante era intervenuto per aiutarla, nessuno aveva chiamato le forze dell’ordine. È stata lei, dopo essersi opposta al rapinatore il quale l’aveva poi punta due volte con l’ago. «Mi sono chiusa dentro – aveva raccontato – e ho chiamato i soccorsi. Solo in quel momento mi è piombata addosso la paura. La cosa che mi ha fatto più male è che quando lui era dentro e mi aveva spinta in un angolo per non farmi scappare ho chiamato aiuto, urlavo. La gente passava e nessuno si è fermato». «Non volevo che entrassero, ma potevano chiamare le forze dell’ordine. Niente, nessuno ha fatto niente» si era lamentata.
Il giovane, un 26enne, venne arrestato poco dopo dalla polizia. Con lui c’era anche un complice.
Nel marzo scorso si è celebrato il processo. L’uomo è stato condannato in abbreviato a 3 anni e 4 mesi di carcere, sulla scia della richiesta del sostituto procuratore Giacomo Forte che aveva chiesto 4 anni e 6 mesi.
Non basta a rimediare al danno fatto. Perchè per colpa di quella siringa la donna ha contratto l’epatite C che le ha comportato un susseguirsi di problemi fisici, per i quali deve affrontare costose cure specialistiche. I soldi che arrivano dalla Fondazione per le vittime di reati la aiuteranno ad affrontare queste spese. A rappresentarla a processo era stata l’avvocatessa Giovanna Fava. Ma dopo quel grave episodio, la battaglia della barista per recuperare non è affatto finita purtroppo.
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