Maestra e bibliotecaria uccisa da una malattia: «Semplice e cortese»
Gli amici ricordano Betty Romani, morta a 50 anni. Prima l’insegnamento poi il lavoro da impiegata al Gobetti
REGGIO EMILIA. Addio a Betty, appassionata di cultura, di educazione, ancora legatissima ai compagni di scuola. Si è spenta lunedì Elisabetta Romani, “Betty” per gli amici di sempre, 50enne di Fogliano che da tempo si batteva con una malattia che progressivamente ha debilitato il suo corpo sino al decesso. Nata il 14 marzo 1971, è cresciuta a Reggio, dove ha sempre vissuto, nella zona di Fogliano.
Proprio lì, nella chiesa parrocchiale della frazione lungo la strada che porta a Scandiano, è stato officiato ieri mattina il funerale, davanti a parenti e tanti amici.
Betty Romani, diplomata all’istituto magistrale Canossa, ha lavorato a lungo nel mondo della scuola, prima come docente e poi come bibliotecaria a Scandiano. Ha insegnato sia alle elementari, sia all’asilo, sia al nido di varie scuole di Reggio e provincia, cambiando diverse sedi come supplente. Negli ultimi anni ha operato in pianta stabile come impiegata nella biblioteca dell’Istituto superiore Gobetti di Scandiano, prima di trovarsi costretta a lasciare la sua mansione e le sue passioni per il peggiorare della malattia. Un inasprimento che ha l’ha portata fra ospedali, terapie e visite, sino all’ultimo periodo.
La sua scomparsa ha colpito la comunità di Fogliano e il gruppo di amiche e amici storici, persone con cui Betty aveva legato ai tempi delle superiori e con cui aveva sempre mantenuto un rapporto costante, pur con gli impegni di ciascuno. Ora, sono proprio i compagni di classe dell’ultimo anno insieme, quello passato nella quarta E del 1989 dell’Istituto Matilde di Canossa, a omaggiarla per l’ultima volta, dopo aver cercato di affiancarla come possibile in questi anni.
«Elisabetta Romani, per noi e per gli amici “Betty”, è stata una compagna di scuola speciale – scrivono –. Tanti i ricordi di quei quattro anni trascorsi all’Istituto magistrale: le temutissime verifiche di latino, le interrogazioni programmate di filosofia riducendosi a studiare decine e decine di pagine il giorno prima, ma anche le gite, la partita di calcio maschi (molto pochi) contro femmine e i professori, quelli storici e indimenticabili e i giovani supplenti, a volte quasi coetanei», scrivono. Non solo.
«Di te, Betty, abbiamo tutti lo stesso ricordo: sei stata una bella persona, semplice, cortese e amica di tutti. L’ultima volta che ci siamo visti, un’altra bella serata tra foto dei figli, di cani e gatti, lavoro e gli inossidabili aneddoti nati sui banchi di scuola, ci hai lasciato le parole profonde di chi ha sofferto ma anche confortanti di chi sa quanto è cara e preziosa la vita. Un abbraccio forte alla tua famiglia. Ti vogliamo bene».
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