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Attraversa il Po dal Piemonte al Veneto su una barca alimentata a energia solare

Andrea Vaccari
Attraversa il Po dal Piemonte al Veneto su una barca alimentata a energia solare

Per l’impresa il 31enne Simone Ippolito ha riadattato un vecchio pedalò. Ecco la sua storia

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REGGIO EMILIA. Ha attraversato il Po dal Piemonte al Veneto, passando per le sponde reggiane, a bordo di un’imbarcazione completamente alimentata ad energia solare. Questa la singolare impresa compiuta dal 31enne Simone Ippolito di Onzano Vercellese, che per compiere il suo percorso ha impiegato nove giorni e 22 ore. E che avrebbero potuto essere anche meno se non fosse stato per qualche imprevisto capitato durante il tragitto.

Ippolito è partito il primo agosto dal Ponte di Ferro di Valenza, nell’Alessandrino, con l’obiettivo di arrivare in piazza San Marco a Venezia nel giro di circa 7-10 giorni. Una missione che è riuscito a portare a termine, con una piccola variazione rispetto a quella che era il programma iniziale: grazie ai consigli di alcuni pescatori ed esperti del luogo, Simone ha evitato di avventurarsi nella laguna di Venezia e ha ripiegato su Chioggia, dove è approdato al porto turistico, accorciando il percorso di 20 chilometri.

Il viaggio è avvenuto a bordo di un’imbarcazione (un vecchio pedalò recuperato) con pannelli solari di scarto e strumentazione tecnologica avanzata di navigazione, del quale ha progettato il sistema di propulsione. La superficie dei pannelli solari è pari a sei metri quadri per 1.150 watt di potenza e 32 ampere di corrente. Completamente alimentata ad energia solare, questo innovativo mezzo di trasporto è un complesso di genio e inventiva. Per completarla ci sono voluti sei anni fra test e modifiche, che ha sperimentato prima su un lago delle sue zone.

«Davanti ai continui miglioramenti di prestazione – racconta Ippolito, che lavora come operaio alimentare – ho pensato di alzare il tiro e provare a navigare sul lago Maggiore. Ma mi sono reso conto di cercare qualcosa di diverso, e ho pensato alla traversata del Po. E la scelta non poteva essere migliore: torno a casa con un bagaglio di esperienza importante, ma ciò che più mi soddisfa è che lungo la strada ho incontrato tantissime persone che si sono avvicinate con curiosità. Il mio intento era proprio questo, sensibilizzare sull’utilizzo della cosiddetta energia pulita, per una svolta green. Viviamo in un tempo in cui i temi ambientali sono all’ordine del giorno ma a volte capita che alle parole non seguano i fatti. Con questa mia avventura spero di aver dato il buon esempio e di aver dimostrato che è un cambio di rotta è possibile».

Il viaggio è partito subito con un imprevisto: dopo soli 15 chilometri, il navigatore solitario è finito in una secca e il rinvio di uno sterzo si è staccato. Grazie all’aiuto di alcuni pescatori è poi riuscito a riparare il guasto e a ripartire. In terra cremonese, ad esempio, la traversata è stata rallentata da qualche nuvola e un po’ di pioggia, mentre sul tratto reggiano ha recuperato terreno grazie alla “morbida” di quei giorni. Il livello del Po era leggermente più alto del normale e di conseguenza la corrente era più forte.

«Dalle vostre parti – aggiunge Simone, che sulle sue pagine social ha raccontato in diretta il proprio viaggio – le cose non sono andate male. Non c’era un grandissimo sole ma dal punto di vista della corrente e della profondità della corrente direi che è andata bene, sono stato fortunato. In altri frangenti invece sono stato messo in difficoltà da alcune secche invisibili, che poi ho superato grazie all’assistenza di residenti del posto». Per affrontare tutti quei giorni in solitaria, Ippolito si è dotato di tutto il necessario. La barca, per quasi dieci giorni, è stata di fatto la sua casa.

Per dormire si è dotato di una tenda che srotolava sotto ai pannelli solari, all’interno della quale dormiva in un sacco a pelo. E poi tantissime provviste, ottimizzando spazi e calorie, anche grazie ai consigli del fratello che lavora nell’ambito della nutrizione. Pastasciutta alla sera, frutta, marmellate e altro, per circa 6 pasti al giorno, ovviamente non abbondanti. «In generale – conclude Simone – ho trovato un fiume davvero in buone condizioni. In tutta sincerità, credevo di trovare un’acqua più sporca e invece, se escludiamo solo un piccolo tratto nei pressi di Piacenza, ho notato che c’è molta meno plastica di quel che pensavo. È un ottimo segno, anche nei canali verso la foce ho trovato un’acqua limpida e un ambiente molto suggestivo».

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