Truffa dei diamanti, risarciti prima del processo due imprenditori e un’anziana reggiana
Avanzate alcune centinaia di richieste di costituzione di parte civile, fra cui quelle di non pochi risparmiatori di Reggio
REGGIO EMILIA. Ha ripercussioni reggiane non indifferenti quello che da tempo viene considerato un autentico scandalo dagli inquirenti: chiesto infatti il processo per 105 persone e 5 società (tra cui Banco Bpm, Unicredit, Mps e Banca Aletti), facendo riferimento ad un’accusa ben precisa, cioè una maxi truffa sull'acquisto di diamanti a prezzi gonfiati, con profitti illeciti per quasi 500 milioni di euro.
E attorno all’affollatissima udienza preliminare partita di recente in tribunale a Milano – durata fino alle quattro di pomeriggio – sono avvenute diverse cose in chiave reggiana. Proprio a ridosso del procedimento milanese si sono concretizzate diverse transazioni con le banche, anche per cifre ragguardevoli. Tutelati dall’avvocato Claudio Vincetti, due imprenditori reggiani hanno trovato un accordo con la banca (Bpm), rientrando per circa l’80% da quell’investimento in diamanti risultato una beffa: in un caso la transazione ha toccato i 100mila euro, nell’altro si è attestata sui 50mila euro.
Una soluzione non è stata, sinora, invece trovata da parte di un dirigente d’azienda reggiano (sempre per una cifra importante) e tramite l’avvocato Vincetti potrebbe scegliere la strada della costituzione di parte civile nella prossima “tappa” dell’udienza preliminare davanti al gup Manuela Scudieri.
Richiesta di costituzione di parte civile già avanzata da un imprenditore reggiano – tutelato dall’avvocatessa Raffaella Pellini – che ha rifiutato, ritenendola insufficiente, la proposta risarcitoria della Bpm (in questa vicenda l’investimento in diamanti era stato per circa 80mila euro). Mentre una pensionata reggiana (sempre assistita dall’avvocatessa Pellini) ha trovato un accordo transattivo sui 50mila euro con la banca (Unicredit).
Ma stiamo parlando di una situazione in evidente evoluzione, perché sono oltre 600 le «persone offese» individuate in tutta Italia (fra cui non pochi risparmiatori residenti nel Reggiano) dal pm di Milano Grazia Colacicco durante l’inchiesta. E davanti al gup Scudieri – nella grande aula della Fiera di Milano – hanno poi chiesto di entrare nel procedimento, come parti civili per danni subiti, alcune delle vittime individuate nei capi di imputazione, ma anche altre persone non identificate nelle indagini. Sono arrivate in totale alcune centinaia di istanze, anche da parte di associazioni dei consumatori.
Insomma, il panorama giudiziario appare ancora molto complesso (l’udienza preliminare, visti i numeri-monstre, non sarà certamente veloce) e con risvolti reggiani non del tutto decifrati.
La mega inchiesta – che ha scoperchiato presunti profitti illeciti per 500 milioni di euro – è quella portata alla luce nel 2016 dalla trasmissione di RaiTre, “Report” di Milena Gabanelli, che per prima raccontò di quei diamanti piazzati tramite le banche a star della tv e vip, ma anche a semplici clienti che si fidavano del loro istituto di credito: comprarono quelle pietre presentate come un investimento sicuro a cinque volte il loro reale valore di mercato.
Una storia intricatissima su cui ha indagato la pm Colacicco che ha coordinato gli accertamenti dei militari del nucleo di polizia economico-finanziaria di Milano.
Nel frattempo – cioè nei prossimi mesi in cui si snoderà l’udienza preliminare – Procura di Milano e difese potrebbero anche raggiungere accordi per eventuali istanze di patteggiamento.
Lo scorso primo luglio, il gup Chiara Valori ha ratificato il patteggiamento di Intesa Sanpaolo e Dpi (Diamond Private Investment): per l’istituto di credito una sanzione pecuniaria di 100mila euro con confisca di circa 60mila euro, mentre per Dpi, al centro del maxi raggiro, una pena pecuniaria da 34mila euro e la confisca di circa 88 milioni di euro.
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