Ricoverata anche una donna al settimo mese di gravidanza
La gestante è in ossigenoterapia ma risponde alle cure Dimesso il bimbo di sette anni, migliorano i due neonati
Leonardo Grilli
reggio emilia. La media dei nuovi positivi che si mantiene elevata, la pressione sul pronto soccorso ancora alta, la necessità di creare nuovi posti letto dedicati ai pazienti contagiati, una donna in stato di gravidanza ricoverata per Covid. Ma, dall’altro lato, le dimissioni dall’ospedale del bambino e dei due neonati che avevano contratto il virus. È un bilancio fatto da luci e ombre, o meglio da tante diverse scale di grigi, quello spiegato ieri dai dirigenti dell’Ausl di Reggio Emilia.
Sintomo di una pandemia che galoppa, sì, ma su due binari diversi. Lungo quello più veloce corre il treno dei non vaccinati, affollato e che più spesso porta ai reparti di terapia intensiva o semintensiva. Anche per i pazienti più giovani. Un viaggio molto diverso rispetto a quello compiuto da chi invece ha completato il ciclo vaccinale, persone che compongono una piccola percentuale dei nuovi positivi e che, se ricoverati, non presentano mai sintomatologie gravi.
i bambini e la gestante
Ma partiamo dalla notizia che più ha messo in apprensione i reggiani: le condizioni di salute dei bambini.
«Il bimbo di sette anni – spiega Giorgio Mazzi, direttore del presidio ospedaliero – è stato dimesso mentre i due neonati lo saranno a breve, probabilmente già domani (oggi, ndr). Il più grave era il più grande, tanto che abbiamo dovuto sottoporlo a una ventilazione ad alti flussi a causa di un’insufficienza respiratoria significativa. I lattanti invece mostravano inappetenza l’uno e desaturazione l’altra».
Ma sempre Mazzi comunica anche un’altra notizia, il ricovero nel reparto di Ostetricia di una donna in stato di gravidanza contagiata dal Covid: «È alla 29esima settimana e attualmente si trova in ossigenoterapia. Dopo un periodo difficile attualmente non desatura più ed è sparita anche la febbre, fra non molto contiamo di dimetterla».
più posti letto covid
Non positiva invece la situazione della pandemia in provincia, definita da Mazzi «ancora in lieve peggioramento». Tanto che è stato necessario tornare nuovamente al passato, con lo sconforto di operatori sanitari, medici e infermieri che speravano di essere usciti dall’incubo. «Abbiamo dovuto riconvertire altri posti letto – spiega il dirigente – che sono passati da 51 della scorsa settimana a 57 dedicati ai pazienti Covid. Sono la metà dei posti di pneumologia e malattie infettive e un terzo della medicina di Scandiano. Le conseguenze non sono irrilevanti per quanto riguarda la disponibilità per gli altri malati. Stiamo lentamente risalendo una china che confidavamo di non dover mai più affrontare».
I ricoveri e gli accessi
A mettere ancora più pressione ai reparti – e a chi deve gestirli e lavorarci – è anche la situazione dei pronto soccorso. «Gli accessi sono molto, molto elevati – spiega ancora Mazzi – con numeri superiori al normale. Viaggiamo sui 400 al giorno con una media di 20 positivi. Cresce anche la media settimanale di nuovi ricoverati per Covid, siamo passati da 8 a 17 fino agli attuali 26».
Ma la discriminante fra chi si aggrava e chi no resta, comunque, la vaccinazione: «I ricoverati sono quasi sempre i non vaccinati – ribadisce Mazzi – ma comunque nessuno dei ricoverati vaccinati è in gravi condizioni. Una precisazione doverosa perché se è vero che la vaccinazione non può prevenire al cento per cento il contagio, è altrettanto vero che riduce enormemente il rischio di ospedalizzazione o di contrarre forme di Covid gravi o gravissime. Non è un caso che nessuno dei vaccinati sia in terapia intensiva o semintensiva».
A confermare che la pandemia galoppi è anche Cristina Marchesi, direttrice generale dell’Ausl di Reggio Emilia: «Ci manteniamo più o meno costanti con l’andamento dei contagi, l’incidenza si attesta su 86 casi ogni 100mila abitanti. Diciamo che siamo stabili su numeri alti, in media con i dati regionali. Questo ovviamente ha delle conseguenze sulla sanità pubblica. E sugli ospedali si crea una sorta di effetti accumulo: ogni giorni ricoveriamo un paio di persone per Covid».
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