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Per rinaturare il grande fiume sono in arrivo 360 milioni

Andrea Vaccari
Per rinaturare il grande fiume sono in arrivo 360 milioni

Si tratta della quota di Pnrr dedicata agli interventi sul Po L’obiettivo è eliminare gli ostacoli morfologici lungo l’asta

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Andrea Vaccari

Guastalla. Nel testo definitivo del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), che il governo ha inviato alla Commissione Europea nelle scorse settimane, è stato inserito quello che si può considerare il progetto per la tutela della biodiversità e il ripristino ambientale più significativo dell'intero Piano: il progetto per la rinaturazione del Po, che prevede un investimento di 360 milioni di euro, il più ingente – sul fiume – dal dopoguerra ad oggi.

Si tratta di un programma elaborato da Wwf Italia e da Anepla (Associazione nazionale estrattori produttori lapidei affini di Confindustria), con la collaborazione dell'Autorità di Bacino distrettuale del Po e di Aipo (Agenzia Interregionale per il Po, che riunisce le Regioni attraversate dal Po). Il progetto è stato valutato positivamente e fatto proprio dal ministero della Transizione Ecologica, che lo ha recepito nella quasi sua totalità e inserito nel Pnrr.

Il progetto prende in considerazione una vasta fascia fluviale, dalla provincia di Pavia fino a quella di Rovigo – dunque anche il tratto reggiano – che si estende per 32.431,18 ettari, all’interno della quale sono state individuate 37 aree da rinaturalizzare lungo il tratto medio padano, più altre 7 aree localizzate nel delta del Po.

LE AZIONI

Nello specifico, il progetto è volto a riequilibrare i processi morfologici attivi, attraverso la riduzione dei pennelli per la navigazione, divenuti negli anni troppo alti per essere sormontati dalle portate ordinarie del Po ma che vengono adeguati in modo da garantire un’azione di rinaturazione, consentendo anche le attuali condizioni di navigabilità. Questi manufatti hanno, nel tempo, raddrizzato il corso del fiume ma apportato anche conseguenze negative, come l’aumento della velocità della corrente, che rappresenta un ostacolo per i pesci che vogliono deporre le uova. Con l’abbassamento dei pennelli si diminuisce la loro efficacia, la corrente rallenta e si impedisce così anche il fenomeno del dilavamento. Inoltre, si punta a migliorare le condizioni di sicurezza idraulica, diminuendo il più possibile le sollecitazioni idrodinamiche in corrispondenza delle arginature e aumentando la capacità d’invaso e a recuperare il corridoio ecologico rappresentato dall’alveo del fiume e dalla fascia naturale perifluviale, attraverso la riattivazione e il ripristino dei rami laterali e delle lanche. Tra gli obiettivi, anche un’ampia azione di riforestazione lungo la fascia fluviale e il contenimento di specie vegetali alloctone invasive.

GLI STANDARD

Il progetto risponde agli obiettivi e agli standard definiti nelle linee guida per i Pnrr e nel regolamento che istituisce lo strumento Recovery and resilience facility (Rrf), in cui si chiede ai paesi membri della Ue di intraprendere azioni concrete per accrescere il loro capitale naturale tutelando e riqualificando le loro risorse naturali. Intervenire sul Po risponde anche alle indicazioni della “Strategia Europea per la biodiversità” che chiede di intervenire sui 25 mila chilometri dei fiumi europei per ripristinare le pianure alluvionali e le zone umide e consente di integrare e implementare gli obiettivi di sviluppo sostenibile avviati in quest’area dai due Mab Unesco presenti: “Po Grande” (che interessa la provincia reggiana) e “Delta Po”.

La rinaturazione del Po è un grande progetto strategico integrato, che coniuga gli obiettivi di tutela della natura e di mitigazione del rischio idraulico; interdisciplinare, perché la progettazione degli interventi verrà realizzata da team di professionisti (ingegneri, geomorfologi, ecologi, naturalisti, forestali); partecipato, perché verranno coinvolti tutti gli attori territoriali, istituzionali e non, nella sua attuazione. Una sfida importante per la quale dovranno essere messe in campo le migliori competenze, semplificati alcuni passaggi procedurali, definiti criteri innovativi. Un grande laboratorio che potrà essere preso a esempio per gli altri fiumi italiani.

L’AUTORITÀ DI BACINO

«L’Autorità di distretto – commenta Meuccio Berselli, segretario generale dell’Autorità di bacino del Po – ha accolto favorevolmente la proposta perché coerente con la pianificazione e con il programma generale di gestione dei sedimenti ed è disponibile a coordinare l’attuazione del progetto promuovendo il coinvolgimento di tutti gli enti pubblici competenti nelle diverse fasi attuative, anche con il supporto tecnico scientifico delle università del distretto e garantendo la partecipazione degli stakeholder territoriali. La proposta, inoltre, ben si integra con il percorso di sviluppo sostenibile intrapreso con il Mab Unesco “Po Grande” che vede il coinvolgimento attivo di 85 comuni e 8 province rivierasche”.

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