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il ricordo dell’Afghanistan 

«Strada ha realizzato imprese per chiunque altro impossibili»

Leonardo Grilli
«Strada ha realizzato imprese per chiunque altro impossibili»

Il chirurgo Aguzzoli ricorda la sua esperienza nell’ospedale di Emergency «Curavamo chiunque, anche persone che poco prima si sparavano fra loro»

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Leonardo Grilli

reggio emilia. Non lo ha conosciuto personalmente, a quel tempo Gino Strada era impegnato in Sud Sudan, ma il genio e le capacità del fondatore di Emergency traspiravano da ogni parete del Centro medico-chirurgico di Anabah, nella valle del Panshir, in Afghanistan.

È qui che nel 2014 il chirurgo reggiano Fabrizio Aguzzoli, oggi anche consigliere comunale del Movimento 5 stelle, ha vissuto e lavorato per tre mesi come volontario. Un’esperienza che a sette anni di distanza ricorda ancora vividamente: «È una realtà enorme quella creata da Gino Strada – racconta Aguzzoli – ed è stato un privilegio viverla e conoscerla. In Afghanistan ho avuto una doppia esperienza. La prima come medico di Croce Rossa militare a Herat, oggi riconquistata dai talebani, nel 2012. Poi nel 2014 sono stato tre mesi nell’ospedale di Emergency ad Anabah».

Il lavoro era duro e diversificato: «Non facevamo solo chirurgia di guerra, il Panshir è una regione molto vasta e non ci sono ospedali. L’edificio dove lavoravamo un tempo era una caserma dei mujāhidīn (i combattenti impegnati nel jihād, ndr) del popolo, poi riconvertito e trasformato grazie alla grande capacità di Strada di tessere relazioni. Sono strutture completamente gratuite, aperte a tutti, vengono accolti nemici che fino a poco prima si sono sparati fra loro e poi si trovano ricoverati in letti vicini».

Quando un malato o chiunque altro entrava nel centro chirurgico, ricorda ancora il medico reggiano, «doveva obbligatoriamente lasciare le armi, per poi riprenderle all’uscita. E stiamo parlando di un territorio dove tutti gli uomini girano con armi, da taglio o da fuoco che siano, anche i poliziotti lasciavano le pistole. Questa è stata una delle grandi intuizioni di Strada che gli hanno permesso di realizzare cose che altrimenti sarebbero state impossibili». Tutto merito della capacità di trattare e scendere a compromessi.

«Con l’esercito sono uscito solo due volte dalla base – prosegue Aguzzoli – per trasportare dei bambini intubati ed ero sempre scortato da cinque mezzi con mitragliatrice e venti persone, facendo ogni volta tragitti diversi. Dall’ospedale di Emergency, invece, uscivo ogni giorno, anche di sera, solo in compagnia dell’autista. E non ho mai avuto la sensazione di trovarmi in pericolo. È chiaro che c’erano degli accordi, non è credibile che ci lasciassero stare solo perché eravamo buoni e bravi, ma questo ha permesso di aiutare migliaia di persone». Un’esperienza meravigliosa, conclude il chirurgo, ma anche durissima.

Sia per le condizioni e i mezzi a disposizione che per «l’ambiente quasi militare che era Emergency. Le regole erano tassative perché tutto era frutto di esperienza, lo stesso Strada era un comandante carismatico».

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