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«La Regione ammetta che per la diga fu un errore come per il punto nascita»

Al Taglione il comitato ha ricordato l’anniversario dello stop «Chiediamo un invaso da 100 milioni di metri cubi d’acqua»

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vetto. Un appuntamento per commemorare «la morte della Val d’Enza», anche quest’anno è stato rispettato. Ieri alle 10.30 sul Taglione – il punto in cui nel 1989 sono stati fermati i lavori per la realizzazione della diga di Vetto – i promotori e sostenitori della diga da 100 milioni di mc hanno deposto una corona di alloro «come gesto simbolico nella ricorrenza del 32esimo anniversario dell’interruzione dei lavori per la realizzazione dell’importante infrastruttura che a oggi avrebbe garantito acqua alla Val d’Enza senza sprechi di denaro pubblico in termini di costi e senza dover ricorrere alle acque del Po, che non spiccano in limpidezza».

Tra i presenti oltre a Lino Franzini, che del comitato è fiero portavoce, c’erano Luciano Catellani agronomo allevatore di vacche rosse a Barco di Bibbiano, giá presidente consorzio Vacche Rosse e dell’associazione Razza Reggiana, Stefano Ferrari responsabile di Ripuliamoci, Azio Bertozzi giá direttore del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Mattia Reggiani presidente dell’associazione Consorzi Irrigui Privati Val d’Enza e consigliere della Bonifica Emilia Centrale, Enrico Mori presidente del caseificio Nuova 2000 di Cavriago e consigliere di Bonifica Emilia Centrale e Umberto Beltrami presidente del Consorzio Bibbiano “La culla” e tanti allevatori Val d’Enza, sia di sponda reggiana che Parmense.

«A distanza di 32 anni ci ritroviamo sul Taglione con questa simbolica manifestazione per chiedere al governatore della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini di rimettere mano al progetto iniziale della diga di Vetto, il cosiddetto progetto Marcello, rimodulandolo sulla base delle nuove normative e poi partire con questo invece di seguire la strada, sponsorizzata da enti come le bonifiche e il distretto del Po, di realizzare laghetti in Val d’Enza e un micro invaso-catino da 27 milioni di mc – affermano – Non solo questi non sarebbero sufficienti a soddisfare il fabbisogno idrico dell’agricoltura locale fortemente minacciata dalla siccità, ma porterebbero anche a un maggior dispendio economico di risorse pubbliche e a tempi decisamente più lunghi, oltre 20 anni, quando invece il problema va tempestivamente arginato. Adesso la Regione deve avere il coraggio di ammettere che è stato un errore non ripartire come chiesto dal Ministero dell’Ambiente negli anni ’90 coi lavori della diga-lago da 100 milioni, così come ha fatto bene a riconoscere l’errore della chiusura del Punto Nascite a Castelnovo Monti».

Per l’occasione, è stata tagliata a mano una forma di Parmigiano Reggiano Dop, rigorosamente della Val d’Enza, di oltre 30 mesi di stagionatura. A eseguire il taglio è stato il presidente del Consorzio Irriguo privato di Bibbiano, l’allevatore Matteo Govi. Durante l’apertura della forma Umberto Beltrami ha illustrato le particolarità del taglio e le specificità Parmigiano Reggiano dop da prati stabili polifiti irrigui:100 erbe, 100 fiori, 100 profumi per ettaro.

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