Morto nel lago, il pm apre un’inchiesta
Si indaga per omicidio colposo, disposta l’autopsia. Fatale per il commesso 24enne la terza immersione in apnea
Reggio Emilia. Si continua con la musica a tutto volume e con i balli sfrenati nel rave party abusivo sul lago di Mezzano (nel Viterbese) che non si è fermato neppure davanti alla morte per annegamento di uno dei giovani partecipanti, cioè il 24enne Gianluca Santiago Camassa, nato a Londra ma che da circa un anno viveva in città con il padre Stefano (d’origine reggiana) a casa del nonno paterno ultranovantenne.
Una tragedia su cui sta indagando la squadra mobile di Viterbo, coordinata dal procuratore Paolo Auriemma che ha aperto un fascicolo contro ignoti, con l’omicidio colposo come ipotesi di reato. Nelle prossime ore verrà effettuata l’autopsia (all’ospedale di Viterbo) con annessi esami tossicologici, per non lasciare nulla di intentato sugli accertamenti legati alle cause di morte. Secondo le prime testimonianze raccolte dagli investigatori, il 24enne domenica si sarebbe immerso tre volte in apnea nel lago di Mezzano che si trova a poche centinaia di metri dal terreno scelto per la festa non stop a cui hanno partecipato migliaia di persone (per la questura sulle diecimila). Gli amici, pur sapendo che Gianluca Santiago è appassionato di immersioni in apnea, si sono allarmati subito non vedendolo riemergere dal terzo bagno nel lago. Sono le 19.30 di Ferragosto quando viene lanciato l’allarme, perché il giovane è scomparso nel lago. Sarà l’inizio di febbrili ricerche (in azione le forze dell’ordine e i vigili del fuoco con un gommone e i sommozzatori) per tutta la notte, poi proseguite nella mattinata di lunedì finché intorno alle 13 il corpo senza vita del 24enne è stato trovato a circa settanta metri dalla riva del lago, a sette metri di profondità. Un epilogo terribile. Il riconoscimento è stato effettuato da un amico con il quale Gianluca Santiago era giunto al rave party.
Appena possibile è stato rintracciato il padre Stefano che in questi giorni è in vacanza con la compagna. Il genitore ha poi raggiunto Viterbo, per seguire personalmente le indagini e capire cosa può aver causato la morte di suo figlio. Da chiarire anche se in quel punto del lago fosse o meno vietata la balneazione.
Padre e figlio erano giunti più di un anno fa dall’Inghilterra per stare vicini alla nonna paterna Marisa Menozzi gravemente malata. Dall’abitazione di via Candelù l’anziana era stata trasferita nell’hospice di Montericco dove poi è morta in gennaio. Complice anche la pandemia, il rientro in Gran Bretagna non è mai avvenuto. Il padre lavora in smart working, il figlio dopo alcune esperienze come commesso era in cerca di occupazione. Ora questa tragedia.
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