Tragedia afghana Reggio è già pronta ad accogliere i primi rifugiati
Ovile e Dimora d’Abramo disposti a ospitarne una trentina In ansia per le proprie famiglie i profughi giunti mesi fa
Tiziano Soresina
reggio emilia. Le cooperative sociali reggiane L’Ovile e Dimora d’Abramo che si sono già rese disponibili ad accogliere un certo numero di profughi afghani e la disperazione di chi l’Afghanistan (per lo più giovani, rifugiatisi a Reggio e a cui è stato riconosciuta la “protezione sussidiaria”) l’ha lasciato nei mesi scorsi e teme per le sorti dei familiari rimasti nel Paese ora completamente nelle mani dei talebani, con conseguente catastrofe umanitaria.
Con Kabul caduta e una situazione ormai fuori controllo, la mobilitazione reggiana intende frasi trovare pronta per un’accoglienza che tempo fa era stata pianificata con la Prefettura, ma che ora ha subìto una forte accelerata visto come è precipitata la situazione in Afghanistan. L’accoglienza riguarda il progetto – ora divenuto tremenda realtà – di portare fuori dal territorio afghano anche le persone indicate dal ministero della Difesa che negli anni hanno collaborato con le nostre autorità, con il contingente e con l’intelligence e che ora vanno protette dalla vendetta dei talebani. L’area interessata è quella di Herat ed è stato calcolato che siano circa 4mila (compresi i familiari) gli afghani che hanno dato un concreto supporto al contingente italiano e per garantire la loro sicurezza (le ritorsioni dei talebani sono più di un rischio) è partita l’operazione “Aquila” che si sta rivelando piuttosto complicata. La disponibilità all’accoglienza da parte delle due cooperative sociali reggiane è sulla trentina di persone: «Siamo pronti per ospitare 15 rifugiati afghani – spiega alla Gazzetta il presidente Valerio Maramotti (L’Ovile) – e specificatamente una famiglia in un appartamento ed altri singoli in posti che si sono liberati. Alcune settimane fa, quando ci è giunta la richiesta della Prefettura, si pensava di poter gestire gradualmente il tutto, ma ora la situazione è degenerata, quindi gli arrivi potrebbero essere imminenti». Una dozzina gli afghani seguiti dall’Ovile: sono giunti in tempi diversi, quindi in stadi differenti d’inserimento (c’è chi già svolge un’attività lavorativa, altri frequentano ancora la scuola d’italiana).
Rifugiati “reggiani” che esprimono in queste ore concitate tutta la loro preoccupazione per le rispettive famiglie in Afghanistan, dicendosi però per nulla sorpresi dalla rioccupazione talebana a valanga che ha riportato il buio dell’Emirato islamico, puntando il dito in termini di responsabilità soprattutto sull’esercito governativo male addestrato, corrotto (armi ed equipaggiamento militare sono così facilmente finiti nelle settimane scorse nelle mani dei miliziani) e pronto a disertare.
E sale a dismisura la profonda preoccupazione per il destino del popolo afghano e, in particolare, per le donne e i loro diritti. «Finchè le ragazze, le donne, le bambine nel mondo saranno esposte alla sopraffazione, umiliazione e violenza di uomini senza scrupoli e dignità, sarà responsabilità della Comunità internazionale impedire la violazione dei diritti umani che ruba il futuro dell’umanità. Nel caso dell’Afghanistan – prende posizione Roberta Mori, consigliera regionale nonché coordinatrice nazionale delle Commissioni pari opportunità di Regioni e province autonome – e per il ruolo che abbiamo avuto, la responsabilità dell’Occidente e dell’Europa ci richiama a non rassegnarci all’impotenza di fronte alle immagini e alle notizie drammatiche che ci giungono da Kabul. Dopo la mobilitazione del nostro Governo per far rientrare i connazionali e i collaboratori esposti ad altissimi rischi di ritorsione, è il tempo di fare la differenza per attivare tutti gli strumenti istituzionali, politici, diplomatici per un piano di corridoi umanitari e di accoglienza che limiti la crisi umanitaria in atto in particolare per donne e bambine già oggetto di predazione. Verrà il tempo dell’analisi. Ora è il tempo dell’emergenza. Il tempo per fare la cosa giusta».Tragici avvenimenti che hanno spinto l’intergruppo della Camera per le donne, i diritti e le pari opportunità a chiedere un deciso intervento da parte del nostro Governo e della Ue («Garantire corridoi umanitari e protezione per donne e minoranze»), come ieri è stato fatto anche dalla delegazione degli eurodeputati del Pd rivolgendosi ai maggiori organismi politici europei.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
