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L’EUROPA DEVE DECIDERE COSA FARE DA GRANDE

Portavoce Fratelli d’Italia Comune di Reggio Emilia

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L’editoriale di Andrea Mastrangelo, relativo alla disastrosa fuga occidentale dall’Afghanistan, mi consente di fare qualche semplice considerazione. La prima è dovuta al nostro esercito che in quella terra martoriata, oltre a pagare un pesante tributo di sangue, 53 morti e oltre 700 tra feriti e mutilati, ha lasciato un segno positivo di valori e capacità. Nessun commentatore ha sottolineato che, nella Caporetto dell’esercito afghano, che scappava abbandonando le armi, se non addirittura passando con i talebani, vi era un corpo speciale di 20.000 uomini che ha cercato di contrastare l’avanzata talebana.

Ebbene a formare questi uomini è stato l’esercito italiano, in particolare gli ufficiali dell’Accademia militare di Modena, i quali non si sono limitati a insegnare a combattere ma hanno pure instillato valori di democrazia e di amor patrio, senza i quali non avrebbero avuto il coraggio di combattere e si sarebbero dati alla ignominosa fuga, come la maggioranza dell’esercito afgano.

Solo il presidente americano Biden, nel suo discorso alla nazione, ha citato questo corpo speciale, omettendo di dire che lo ha formato l’esercito italiano, senza il dispiego di miliardi di dollari americani spesi per “formare” un esercito in fuga. Il premier Draghi, il ministro della Difesa Guerini, non ritengono di dover spendere nemmeno una parola di elogio per i nostri militari? Non fosse altro che per dare un senso alla presenza italiana in Afghanistan. Sullo stupore, dei cosidetti osservatori internazionali, e del Pentagono, sulla fulminea vittoria talebana, mi è venuto in mente un bel libro pubblicato nel 2003, due anni dopo la missione militare Nato, “Il cacciatore di aquiloni”, che lessi, autore Kaled Hosseini, il quale già allora descriveva una realtà afghana nella quale il governo filo Nato, controllava a malapena la capitale Kabul, mentre il restante territorio era già in mano ai talebani. Quindi, stupore per cosa, se l’Afghanistan non è, di fatto mai stato liberato dai talebani? Il presidente “progressista” americano Biden ha esplicitato, in modo rozzo, lo slogan e la politica estera del suo vituperato predecessore Trump, ossia “American First”, che non significa, come la stampa progressista e di sinistra mondiale, in testa quella italiana, ha voluto far credere, ovvero una politica di ingerenza internazionale, praticata dal 1945 in poi dagli Stati Uniti, ma il mettere gli interessi americani prima di tutto.

All’improvviso la sinistra italiana avrà scoperto che Biden è un pericoloso “sovranista”, come Trump. Se gli Stati Uniti rinunciano a essere i “poliziotti” del mondo, ciò comporta una responsabilità maggiore da parte dell’Europa, entità politica non pervenuta, spesso accodata agli Stati Uniti, ossia l’assunzione della consapevolezza che se il Vecchio Continente non vorrà diventare colonia della nuova preponderante superpotenza, la Cina, dovrà smetterla di baloccarsi e decidere cosa fare da grande.

Portavoce Fratelli d’Italia

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