Tra vaccinati e guariti il carcere ora è più sicuro
Il 96% degli agenti e il 61,4% delle persone ristrette hanno completato il ciclo. In inverno 200 detenuti su 330 si erano ammalati e 12 sono stati ricoverati
REGGIO EMILIA. Continua a far discutere l’obbligo di green pass nelle mense delle forze dell’ordine introdotto a seguito di una circolare del Dipartimento di Pubblica sicurezza.
Ieri abbiamo dato conto della protesta dei sindacati di polizia e dei carabinieri e raccontato che a Ferragosto alcuni agenti hanno mangiato in strada (successivamente è stata allestita un’area nel chiostro della questura).
Ora anche il segretario provinciale del Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria), Michele Malorni, interviene sul tema per esprimere le sue perplessità. «Sono completamente favorevole alla vaccinazione, ma l’introduzione del green pass non è attuabile nelle mense obbligatorie di servizio. Si tratta di un provvedimento non attuabile e comunque non risolutivo per ridurre i rischi in un ambiente come quello del carcere».
Un ambiente dove ogni giorno si conta la presenza di un migliaio di persone tra detenuti, familiari, medici, fornitori, corrieri, dipendenti...ai quali non viene chiesto il green pass.
La contraddizione, sottolinea il Sappe, è che gli agenti che ora devono fare colazione in cortile o portarsi il pranzo in ufficio o nella propria stanza, sono gli stessi che poi condividono gli spazi chiusi con i colleghi.
La decisione di chiudere la mensa a chi non ha il green pass deriva dal decreto legge del 23 luglio e dalla circolare ministeriale del 13 agosto. Ora gli agenti non vaccinati non possono più accedere nemmeno sala convegni, al bar e alla palestra interna per il personale del carcere.
Va detto che il tasso di vaccinati tra i 196 agenti della polizia penitenziaria di Reggio Emilia è molto alto: il 96%. Una scelta responsabile per degli operatori che lavorano a stretto contatto con molte persone.
Dei detenuti attualmente presenti a Reggio, 331, pari al 44.98%, hanno ricevuto la prima dose, mentre il 61,4% ha completato il ciclo vaccinale (il dato nazionale per l’intera popolazione è il 66,3%, secondo i dati fornito dal Governo ieri).
Molti detenuti hanno passato il Covid (e dunque dovrebbero avere gli anticorpi) e ora le misure preventive sono particolare rigorose. Ogni nuovo ospite in via Settembrini viene sottoposto al tampone, tenuto in quarantena 14 giorni e vaccinato. Chi ha passato il Covid dopo tre mesi riceve il vaccino monodose.
Il carcere di Reggio era rimasto immune durante la prima ondata virale dell’inverno 2020. Poi, invece, è stato colpito in pieno nel febbraio - marzo scorso, quando si sono diffuse la varianti e ben 200 detenuti su 330 si sono contagiati.
«Diciassette detenuti sono stati ricoverati in ospedale, due dei quali in terapia intensiva. Nessuno è deceduto per Covid. Anche 20 agenti hanno avuto il virus ma in modo asintomatico», spiega Malorni.
Durante l’ondata epidemica, nel carcere di Reggio è stata necessaria una grande riorganizzazione: i positivi sono stati portati in una sezione apposita per separarli dalla minoranza che non si era contagiata.
Uno sforzo logistico notevole, che ha comportato anche l’esigenza di sanificare le docce e i luoghi dove i detenuti dovevano stare in isolamento a causa della malattia.
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