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la bufera sulle toghe 

«Illecita la lunga chat con Palamara» Azione disciplinare verso Mescolini

«Illecita la lunga chat con Palamara» Azione disciplinare verso Mescolini

Salvi (Cassazione) ha avviato il nuovo procedimento Nel mirino i contatti del 2018 per la nomina a procuratore

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reggio emilia. Dopo il trasferimento dalla Procura di Reggio Emilia (da procuratore nella nostra città a pm a Firenze) per incompatibilità ambientale (come deciso dal plenum del Csm il 24 febbraio scorso, su cui pende il ricorso al Tar del Lazio), è stato ora aperto un procedimento disciplinare nei confronti del magistrato Marco Mescolini, come deciso da Giovanni Salvi che ricopre il ruolo di procuratore generale della Cassazione.

La notifica dell’azione disciplinare viene rivelata dal quotidiano La Verità e alla base del procedimento vi sarebbero le chat WhatsApp fra Mescolini e Luca Palamara, risalenti al 2018, in vista della corsa alla carica di procuratore reggiano, ottenuta poi a luglio da Mescolini con successivo insediamento a settembre, a distanza di oltre un anno dal pensionamento del predecessore, Giorgio Grandinetti, e dopo aver lavorato alla Dda di Bologna dal 2010, rappresentando a Reggio l’accusa nel maxi-processo Aemilia. Uno scambio di messaggi che ha innescato una bufera sui rapporti fra politica e magistratura.

Secondo il pg Salvi l’illecito disciplinare si materializza «perché in violazione dei doveri di correttezza, in più occasioni e con particolare insistenza» Mescolini «faceva ricorso a forme improprie di interlocuzione con il dottor Luca Palamara, componente del Csm, strumentalizzando i rapporti privilegiati, per ragione di comune appartenenza associativa (Unicost, corrente di centro delle toghe, ndr) e per relazioni di tipo personale, con lo stesso che si attivava per “blindare” la sua nomina». Viene rimarcato il messaggio di Mescolini a Palamara del 19 febbraio 2018: «Ti ho fatto mail con alcune idee per il parere del plenum. D’ora in poi sto zitto e aspetto. Grazie». Per il pg una partecipazione diretta di Mescolini alla stesura della sua proposta di nomina al Csm, che sarebbe confermata da quanto scritto da Palamara a Marco Ghionni (al tempo magistrato segretario della Quinta Commissione del Csm competente sulle nomine, ndr). «Marco ti ricordi motivazione Mescolini?» E Ghionni: «Già mandato file vecchio e nota che mi hai girato tu». Palamara: «Ok, appena pronta me la fai vedere?». Tutto ciò il pg Salvi l’inquadra nel modo in cui Mescolini avrebbe mirato «a sottrarsi alla valutazione imparziale indipendente da parte del Csm circa la scelta del candidato più idoneo, attraverso pressioni esercitate sul dottor Palamara con corrispondente rilevante pregiudizio degli altri aspiranti». Nel febbraio 2018 Mescolini era uno dei due pm nell’aula-bunker di Reggio Emilia, inoltre “correva” per la poltrona reggiana ormai con solo un concorrente, cioè Alfonso D’Avino (procuratore aggiunto a Napoli). Un confronto aspro al Csm, dall’esito talmente in bilico da richiedere un paio di rinvii ed un lungo silenzio che si allungherà sino al 4 luglio di quell’anno. Va detto che la stessa notifica è stata inviata anche a Palamara, ma il disciplinare è destinato all’improcedibilità, in quanto l’ex presidente dell’Anm è stato radiato dalla magistratura.

«La notifica a me è stato un pro forma – dichiara Palamara al quotidiano milanese – volevano processare Mescolini da solo. È molto chiara la finalità di fargli il disciplinare senza la mia presenza. Posso immaginare l’imbarazzo di chi avrebbe dovuto sostenere l’accusa avendo praticato con me gli stessi comportamenti di Mescolini».

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