Gazzetta di Reggio

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Aggravata la misura cautelare 

Torna in carcere il rapinatore evaso dai domiciliari per le sigarette

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reggio emilia. É tornato in carcere il 36enne Daniele Carugo, messosi nei guai mercoledì perché evaso dagli arresti domiciliari e su cui pende pure il processo d’appello a Bologna (in primo grado è stato condannato a 4 anni e mezzo di reclusione) per due rapine messe a segno nel marzo 2020, con nel mirino sempre la farmacia di via Pansa.

Ieri in aula il 36enne – difeso dal legale Liborio Cataliotti – ha confermato davanti al giudice Giovanni Ghini quanto già detto ai carabinieri quando l’hanno “pizzicato” fuori dall’abitazione, cioè che era uscito con il monopattino per recarsi in tabaccheria e comprare un pacchetto di sigarette (mostrato ai militari ancora sigillato). A quel punto il magistrato giudicante non ha applicato la misura cautelare in carcere a Carugo (come richiesto dalla pm Maria Rita Pantani) facendo riferimento ad un pronunciamento della Cassazione che per un reato di questo tipo (con ipotesi di pena che non prevede la carcerazione) rimanda tutt’al più la decisione al giudice del procedimento a cui l’imputato è sottoposto, cioè la Corte d’appello. Da qui la liberazione per l’accusa di evasione e il processo rinviato a metà dicembre. Ma sono stati solo brevi momenti di libertà per Carugo, raggiunto una quarantina di minuti dopo dall’aggravamento della misura cautelare (dagli arresti domiciliari al carcere) come disposto proprio dalla Corte d’appello di Bologna.

Nel marzo dell’anno scorso il rapinatore era stato arrestato dalla polizia dopo il secondo assalto alla farmacia di via Pansa. E che si fosse macchiato di quelle due rapine non lo dicevano solo le indagini, ma l’aveva ammesso lui stesso, nell’udienza di convalida. Via skype, il gip Andrea Rat aveva ascoltato le parole del reggiano, più che altro lo sfogo di una persona che aveva perso la testa ed era profondamente pentito. Perché l’arrestato disse di aver agito due volte con l’obiettivo di dare una mano alla madre barista che si trovava in grosse difficoltà, in quanto non riusciva a pagare né l’affitto del locale (chiuso per il Covid), né la rata del mutuo dell’abitazione.

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