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Il comitato di Parma cerca una sponda a Reggio e provincia per la via Emilia bis

Ambra Prati
Il comitato di Parma cerca una sponda a Reggio e provincia per la via Emilia bis

Cittadini riuniti oltr’Enza per “spingere” l’opera pubblica «Serve una soluzione organica a tutte le province»

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Ambra Prati

REGGIO EMILIA. «Abbiamo deciso di riprendere in mano l’annoso piano della via Emilia bis e andremo avanti finché questa infrastruttura non sarà realizzata. Lanciamo un appello agli altri comitati lungo la via Emilia: ci contattino per unire le forze». A parlare è Franco Torreggiani, portavoce del neonato comitato presentatosi nella frazione di San Prospero di Parma per “spingere” sulla realizzazione di quello che è la madre di tutti i progetti viabilistici: un’opera lumaca della quale si discute da decenni, rimasta sulla carta, a parte un breve tratto tra Sant’Ilario e Calerno. Alla presentazione, qualche settimana fa, erano presenti un consigliere comunale della giunta Pizzarotti, l’ex sindaco di Sant’Ilario Marcello Moretti e lo stesso Torreggiani, con un trascorso da vicecapogruppo Pd e di consigliere a Parma, che rivendica il carattere apartitico del comitato. «Il gruppo è formato da una trentina di residenti non iscritti ad alcun partito. La presenza di appartenenti al Pd è motivata dal fatto che intendiamo percorrere la via della legalità, ma siamo a tutti gli effetti un comitato civico. È assolutamente auspicabile l’unione dei comitati». Civico come il comitato di Cella, Gaida e Cadè, nato a dicembre sull’onda emotiva della morte di Youness Lakhdar, il bimbo di 12 anni investito e ucciso da un furgone lungo quel tratto di strada.

«Ci siamo presentati a San Prospero perché la zona est è un punto critico, dove si è ipotizzato di realizzare una “tangenzialina”: non si può costruire mini tangenziali in ogni frazione – prosegue Torreggiani – I problemi sono comuni: la necessità di una viabilità scorrevole, il diritto delle popolazioni di essere liberate dal pericolo di incidenti e dall’inquinamento. Dopo l’apertura del casello di Campegine il traffico pesante sull’arteria è aumentato e ci si è abituati, ogni volta che si verifica un incidente in autostrada, alla paralisi della circolazione. Le città emiliane sono sempre più interconnesse: non ha senso ragionare in termini provinciali. Occorre un disegno organico. La via Emilia bis è un’opera indispensabile per correggere l’assetto di collegamento tra le due province e l’intero sistema viario dell’Emilia». L’unione tra amministrazioni è invocato dal comitato, visto che l’interlocutore dev’essere l’Anas.

«Altri alleati? Lo speriamo, devono essere le istituzioni di Parma e di Reggio, che possono intervenire per la realizzazione dell’opera». Il comitato ha illustrato una proposta: «Un unico tracciato, da Reggio a Parma, a nord parallelamente alla ferrovia. Dopo lo spostamento all’esterno del traffico pesante la vecchia strada consolare potrà essere rimodulata: nel sedime attuale si ricaverebbero due corsie di scorrimento più ristrette e a velocità limitata nonché una pista ciclopedonale che colleghi le due città, magari con piantumazione sul lato sud e un ridisegno architettonico». L’idea della “liberazione” dal traffico dell’arteria risale agli anni 80, eppure è rimasta un miraggio: c’è speranza? «Credo di sì, a livello politico qualcosa si muove. Noi ci impegneremo per mantenere presente questo non più dilazionabile problema. E qualsiasi contributo sarà il benvenuto». Il comitato non è sui social (info viaemiliabieparma@libero.it).

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