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rubiera, operazione trexit 

«La banda può rinascere Deve stare agli arresti»

F.D.
«La banda può rinascere Deve stare agli arresti»

I giudici non alleviano la misura a uno dei capi  del giro di spaccio. La rete di narcotrafficanti agiva tra Modena e Reggio

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rubiera. Troppo elevato il rischio che la banda possa riformarsi per alleviare le misure cautelari: lo ha stabilito la Corte di Cassazione, respingendo il ricorso di Eral Qoskhu, il 24enne considerato tra i maggiori esponenti del “gruppo di Rubiera”. Lui, insieme ad una più ampia rete di narcotrafficanti, era stato in grado di inondare Modena e il Reggiano di cocaina ed eroina. A gennaio l’operazione “Trexit” della polizia di Modena, coordinata dalla procura Antimafia di Bologna e da quella reggiana, aveva stroncato il gruppo.

Qoskhu era organico al gruppo: nel maggio 2019 venne arrestato con quasi due chili di cocaina nascosti in auto, altri 2 chili di eroina nascosti in casa. I poliziotti scoprirono un complicato meccanismo di apertura dello spazio creato nel cruscotto, tra clic nella zona del freno a mano e del tergicristalli. Per quella vicenda era stato condannato a 4 anni e 4 mesi, finendo poi per poter usufruire della “messa alla prova” e di ore di libertà per recarsi al lavoro. Ma con l’ordinanza del gip di Modena che ha portato agli arresti di gennaio, il 24enne è tornato prima in carcere e successivamente ai domiciliari, arrivando infine a chiedere alla Cassazione di alleggerire ulteriormente la misura proprio per quella “messa alla prova” che poteva apparire garanzia di redenzione. La tesi non è però stata accolta, che anzi hanno evidenziato come Qoskhu fosse «inserito in un gruppo di emissari/corrieri facenti capo all’albanese Alfred Lecini, dediti al reperimento di cocaina, avente in uso tre autovetture». E proprio per quel ruolo apicale sono diverse le controindicazioni alla rimessa in libertà, già emerse davanti al Riesame: elevata gravità dei reati, inquadrabili in un segmento medio-alto del circuito distributivo, in ragione del numero e della frequenza delle consegne e delle quantità; l’impegno del Qoskhu in compiti implicanti un elevato grado di rischio, quali le consegne ravvicinate di ingenti quantitativi di cocaina; l’esistenza di consolidati e diffusi contatti all’estero; il concreto rischio di riorganizzazione e di reiterazione dell’attività illecita.

F.D.

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