Ai chiostri della Ghiara il Meeting antifascista «Contro i sovranismi»
Lo storico reggiano Carioti fra gli ospiti dell’iniziativa «Ci sono forze che ostacolano l’integrazione europea»
Giulia Bassi
REGGIO EMILIA. Indubbiamente sono chiarissimi gli intenti del meeting antifascista che l’Anpi reggiana organizza per il terzo anno consecutivo nel chiostro della basilica della Ghiara, in via Guasco, da venerdì a domenica: tenere viva la riflessione su un momento storico cruciale per la storia della democrazia italiana, portando tuttavia nuove testimonianze e voci presentando gli studi più recenti; in pratica aggiungendo nuova linfa al dibattito sul tema che continua a essere vivace per la carica simbolica in esso racchiusa.
«L’antifascismo – spiega Antonio Carioti, storico reggiano e giornalista del Corriere delle sera e de “la Lettura”, che parteciperà alle tre giornate come ospite – è stato il fondamento sul quale è stata costruita l’Italia del dopo guerra, il cemento che ha unito le forze con l’obiettivo comune di superare la dittatura, sconfiggere i tedeschi e costruire un ordinamento diverso che desse vita alla Costituzione».
L’antifascismo ha unito fazioni opposte e oggi, aggiunge Carioti, «la questione è tornata attuale, pur presentando termini diversi. Nel senso che i problemi dell’Italia non hanno come fulcro l’antifascismo, ma abbiamo a che fare con questioni dalla natura simile: una fra tutte l’esistenza di forze sovraniste che ostacolano l’integrazione europea».
A proposito di nuovi studi, Carioti che sul fascismo ha al suo attivo il volume “Alba nera. Il fascismo alla conquista del potere”, nella giornata inaugurale di venerdì prenderà parte alla presentazione del libro dello storico Simon Levis Sullam, intitolato “I fantasmi del fascismo” (Feltrinelli), che torna su un passato scomodo per capire quali furono le modalità con cui la società italiana intraprese un percorso di riscrittura e condono per gli orrori del fascismo.
Nel libro ci si chiede se gli intellettuali siano per definizione anticonformisti.
«Un’indagine sul comportamento di quattro grandi protagonisti della cultura italiana tra fascismo e dopoguerra – puntualizza Carioti che interverrà alla presentazione insieme allo storico Mirco Carrattieri e Claudio Maderloni della segreteria nazionale Anpi – e su come fecero i conti con il passato del Ventennio: Federico Chabod, Piero Calamandrei, Luigi Russo e Alberto Moravia avevano mantenuto un atteggiamento di cautela o collaborato con il regime, le sue istituzioni. Poi nel dopoguerra furono antifascisti. È davvero interessante come lo storico veneziano (Simon Levis Sullam è docente all’Università Ca’ Foscari) porta a confronto casi interessanti sul rapporto tra intellettuali e il regime totalitario, come essi abbiano accettato dei compromessi... e nello stesso tempo il largo consenso ottenuto, finito tutto: da uno Chabod per esempio, mentre Calamendrei collabora con Dino Grandi alla stesura del codice di procedura penale».
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