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Gianluigi Sarcone ricorre in Cassazione

Gianluigi Sarcone ricorre in Cassazione

Il 25 gennaio la Corte d’appello di Bologna l’ha condannato a 14 anni e sei mesi, lo scorso luglio è stato presentato il ricorso

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REGGIO EMILIA. Gianluigi Sarcone, uno dei tre fratelli coinvolti nel processo di Aemilia e considerati al vertice della cosca di ’ndrangheta che gestiva in Emilia gli affari della famiglia Grande Aracri di Cutro, lo scorso mese ha fatto ricorso in Cassazione contro la sentenza emessa dalla Corte d’appello di Bologna, che il 25 gennaio scorso lo aveva condannato a 14 anni e sei mesi con l’accusa di associazione mafiosa.

È quanto emerge da un provvedimento del servizio legale del Comune di Reggio Emilia, che si è costituito parte civile sin dal primo grado di giudizio, che conferma l’intenzione dell’ente di assumere questa posizione anche nel nuovo procedimento (l’incarico è stato assegnato a Francesca Ghirri dell’avvocatura civica).

Le accuse mosse a Gianluigi Sarcone, fratello del boss Nicolino, erano di aver fatto parte dell’organizzazione criminale autonoma con base a Reggio Emilia e di avere minacciato, nel 2012, il giornalista di Telereggio Gabriele Franzini.

L’imputato è stato giudicato separatamente avendo ottenuto lo stralcio della propria posizione dopo aver ricusato un giudice del processo d’appello che ha animato il carcere della Dozza di Bologna per tutto il 2020.

Proprio il giorno della sentenza, poi, Gianluigi Sarcone aveva inviato una lettera alla corte in cui si dichiarava colpevole dell’accusa di aver fatto parte dell’associazione mafiosa dal 2004 al 2015 (anno in cui è stato arrestato), chiedendo scusa e dicendo di volersi dissociare dal gruppo.

In quell’occasione l’imputato aveva annunciato di non voler ricorrere in Cassazione (cosa che invece ha fatto lo scorso luglio) e negato, tuttavia, di essere stato un «organizzatore» dell’associazione nel periodo compreso tra il 2015 e il 2018, quando per l’accusa avrebbe invece detenuto il comando – sebbene si trovasse in carcere – al posto di suo fratello Nicolino, recluso in isolamento al 41 bis.

Il collaboratore di giustizia Antonio Valerio, suo principale accusatore, definiva invece Gianluigi Sarcone «uno dei quattro amici al bar capaci di tramare, commettere violenze e condizionare i testimoni del processo anche dopo essere finiti in galera». Gli altri tre, sempre secondo le parole del collaboratore di giustizia Antonio Valerio, sarebbero Gianni Floro Vito, Sergio Bolognino e Pasquale Brescia.



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