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Covid, multato un maratoneta ma per la Prefettura è in regola

Tiziano Soresina
La sede, a Reggio Emilia, della Prefettura
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La sede, a Reggio Emilia, della Prefettura

Albinea, il runner sanzionato dai carabinieri l’11 aprile 2020: «Correva lontano da casa». Accolta la tesi difensiva: «E’ stato bloccato a meno di 200 metri dall’abitazione» 

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ALBINEA. Siamo in pieno lockdown, cioè nell’aprile 2020, quando un bancario 40enne con la passione per le maratone cerca di tenersi allenato all’aperto. In quella fase della pandemia vi sono delle ben precise prescrizioni (emesse dall’ordinanza del ministero della Salute il 20 marzo 2020) per chi fa attività sportiva all’aperto: rispettare la distanza di almeno un metro da ogni altra persona e rimanere in prossimità della propria abitazione. Il bancario-runner corre da solo, a quell’ora (l’11 aprile è un sabato mattina e sono le 7.30) non c’è gente in giro nella zona di Botteghe, quindi il problema del distanziamento non sussiste. Ma ad un certo la sua corsa viene bloccata da una pattuglia dei carabinieri.

Per i militari il 40enne non sta rispettando il parametro anti-Covid di spingersi solo in prossimità della propria casa. Ne nasce una discussione: il maratoneta ritiene di essere in regola, perché abita lì vicino. Rimostranze che non smuovono i carabinieri e viene redatto un verbale per aver violato la prescrizione della distanza dall’abitazione. Il che significa una multa di 280 euro (se pagata entro trenta giorni) che possono diventare 400 euro se la sanzione viene saldata entro due mesi dalla notifica del verbale. Una multa per niente “digerita” dal bancario-maratoneta che si rivolge all’avvocato Davide Ferrari per impugnare il verbale.

E il legale “aggredisce” la multa con un ricorso al prefetto. Il “nodo” da sciogliere è cosa s’intende per “attività motoria/sportiva in prossimità della propria abitazione”. Una distanza che detta così appare generica, ma che in alcune regioni limitrofe all’Emilia-Romagna viene fissata con precisione in 200 metri dalla propria abitazione.
«Mi è sembrato ragionevole far riferimento ai 200 metri nel ricorso – precisa l’avvocato Ferrari – perchè altrimenti si lascerebbe il cittadino nella totale incertezza e le forze dell’ordine nella piena discrezionalità. E il mio assistito si trovava quella mattina a 166 metri in linea d’aria dalla propria residenza, come si evince consultando Google Maps. Quindi nel pieno rispetto della prescrizione».

Di recente la Prefettura ha ritenuto valida la tesi difensiva, con relativa archiviazione del caso. «Colloco questa multa del tutto ingiusta – commenta l’avvocato Ferrari – nel clima che si respirava in quel periodo, in cui la paura per il virus aveva portato ad un certo accanimento verso chi faceva attività sportiva all’aperto, come se fossero degli “untori”. La decisione del prefetto in questo caso ha fatto giustizia».

 

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