Gazzetta di Reggio

Reggio

Le opposizioni 

«Senza sgombero la manifestazione sarà in via Agosti»

Ambra Prati

È la minaccia del centrodestra se la situazione delle Reggiane non verrà risolta alla svelta «La città è dei reggiani dobbiamo restituirgliela»

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Ambra Prati

REGGIO EMILIA. «Le ex Officine Reggiane vengano poste in sicurezza con un’unica operazione delle forze dell’ordine, poi chiuse e poste sotto sorveglianze di telecamere e custodi fissi. Se non verranno presi provvedimenti, sposteremo la manifestazione del 18 settembre davanti alle Reggiane». Le opposizioni insorgono e la manifestazione “Salviamo la città”, organizzata dal centrodestra per il 18 settembre ore 18 in piazza Prampolini, cambierà location: sarà spostata davanti ai cancelli di via Agosti.

«Protesteremo in via Agosti perché in questo momento è il punto focale di Reggio, ma lo sguardo è più ampio ed è rivolto all’intera città», annuncia il comitato promotore formato da Isabella Albertini, Laurenzia Azzolini, Federica Prati, Luca Tadolini, Isabella Vaccari, Pamela Vandelli, aderiscono Federico Braglia, Paolo Brunazzi, Paolo Zecchetti, Renato Braccini, Paolo Comastri. «Contemporaneamente alla crisi delle coop e alle vicende giudiziarie, Reggio Emilia ha visto numerosi quartieri lasciati all’incuria, divenuti periferie degradate, anche per la mala gestione dell’immigrazione. È invece ripresa la cementificazione comunale, presentata come riqualificazione e recupero storico. Proponiamo di restituire importanza all’ordinaria manutenzione della città, piuttosto che rincorrere l’affare del grande cantiere. Reggio per sue caratteristiche e dimensione può legittimamente ambire ad essere una città autenticamente a misura d’uomo. Controlliamo e curiamo il territorio, dunque, in una città come Reggio non possono esserci zone fuori controllo», afferma il comitato.

Poi aggiunge: «La zona della stazione deve essere munita di un presidio di polizia dedicato, non è sufficiente promuovere grandi lavori edili e neppure trasferirvi la sede della municipale, senza prima mettere in sicurezza il quartiere».

Necessita di maggiore attenzione anche il Parco del Popolo: «Come gli altri giardini pubblici deve essere recintato, videosorvegliato e provvisto di un custode. La città deve tornare in mano ai quartieri e deve avere addetti sul posto. I reggiani devono trovare nel quartiere custodi, giardinieri e rappresentanti delle forze dell’ordine fissi, che potranno conoscere ed essere da essi riconosciuti. Contestiamo al Comune di avere abbandonato la funzione del buon amministratore dei beni pubblici della città, di aver sacrificato il diritto dei reggiani a una vita a misura d’uomo per favorire gli affari destinati alla sopravvivenza di un potere che serve solo se stesso e non il bene della comunità».

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