Quattro consiglieri comunali dicono addio ai gruppi 5 Stelle
Continua la diaspora nel Movimento. Questa volta è toccato a Mauro Pernarella di Correggio, Marco Signori di Bagnolo, Rossana Cepi e Luca Rossi di Rubiera
CORREGGIO. Ci sono anche quattro consiglieri comunali reggiani tra i 37 pentastellati dell’Emilia-Romagna che hanno annunciano la loro uscita dal movimento fondato da Beppe Grillo. Si tratta degli attuali consiglieri comunali Rossana Cepi e Luca Rossi di Rubiera, Mauro Pernarella di Correggio e Marco Signori di Bagnolo, che si sono iscritti al comitato interprovinciale “Alternativa Emilia”, nato in luglio, che fa riferimento al gruppo parlamentare “L’Alternativa c’è”, costituitosi dopo l’espulsione dai gruppi M5S di numerosi deputati e senatori.
Tra i fuoriusciti reggiani dal M5S ci sono anche altri tre ex consiglieri (Manuela Bertani e Marco Bertani di Correggio e Francesca Giusti di Bagnolo) e 13 attivisti. A livello regionale, tra i fuoriusciti spicca il nome di Simone Benini, già candidato presidente della Regione alle ultime elezioni del 2020. Le motivazioni di questo terremoto politico all’interno del M5S sono indicate in una nota in cui si annunciano altre uscite imminenti di attivisti ed eletti locali «da quello che ormai è il partito di Conte e Grillo», scrivono gli ex esponenti del M5S. Una vera e propria «scissione di massa silenziosa – si legge nella nota – nella prospettiva di costituire un nuovo soggetto politico che possa contare su una delegazione parlamentare e su una diffusa presenza sui territori, per colmare il vuoto apertosi dopo il “decesso politico” del fu M5S».
«Come attivisti del M5S in Emilia-Romagna – prosegue la nota dei fuoriusciti – abbiamo seguito con amarezza e preoccupazione la progressiva degenerazione di quel Movimento 5 Stelle che aveva acceso una grande speranza in noi. Degenerazione inenarrabile giacché si trattava di una forza politica nata per battersi contro un sistema moralmente corrotto ed estraneo alle necessità dei cittadini, ma è finita omologandosi totalmente a quello stesso sistema. L’ingresso nel governo Draghi, imposto da Grillo nel febbraio scorso, è l’emblematico sigillo alla fine di quello che era stato un movimento rivoluzionario e populista, tradito dalle ambizioni personali di un gruppetto di autoproclamatisi dirigenti ormai pronti a tutto pur di restare nei circoli del potere».
Proseguono gli ex pentastellati: «Tav, Tap, Ilva, grandi opere, acqua pubblica, banca pubblica, missioni militari all’estero, Muos, F35, autostrade, sono solo alcuni tra i fallimenti più eclatanti. Il programma politico del 2018, già piuttosto annacquato di suo, è stato cestinato, e con esso il voto di molti milioni di italiani che speranzosi vi si erano affidati. La via opportunistica delle alleanze ha pure seguito una traiettoria degenerativa, da quella con la Lega a quella col Pd e coi renziani, fino all’ultima che comprende Forza Italia, Più Europa, il partito di Calenda. Anche da questo punto di vista, un fallimento su tutta la linea». «Il nuovo statuto che trasforma il M5S in un partito personalistico e verticistico, cancella i gruppi territoriali e accentra nelle mani di una persona, che mai nemmeno è stata iscritta, un potere arbitrario e quasi assoluto. Grillo e Conte, per come hanno dimostrato di comportarsi, non hanno la nostra fiducia. È ora tempo di staccare la spina. Senza mollare di un millimetro su quei valori e principi che restano sempre nostri. Quelli stessi che, forse, saranno domani alle fondamenta di un nuovo soggetto politico», concludono gli ex del Movimento.
Alessandro Cagossi
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