È morto a 91 anni Guido Zannoni ex direttore del Valli
Figura infaticabile e appassionata, grande innovatore guidò il teatro reggiano a partire dal 1971 per ben 17 anni
Giulia Bassi
REGGIO EMILIA. Si è spento domenica all’ospedale di Montecchio, all’età di 91 anni, Guido Zannoni, figura fondamentale per la storia del Tetro Municipale Valli di cui fu direttore dal 1971 per 17 anni, attraversando ben quattro “legislature” (Giuseppe Gherpelli, Ivanna Rossi, Lorenzo Capitani, Mauro Del Bue).
Subentrato al leggendario Gigetto Reverberi, portò il teatro alla gestione pubblica (vale a dire assunzione diretta della gestione da parte del Comune) fino a creare, al termine del suo mandato, le basi per la ricerca di una nuova autonomia.
Decisamente fu artefice del suo duraturo prestigio in quanto con lui il teatro divenne pian piano punto di riferimento centrale nella vita cittadina in senso culturale e politico. Il passaggio alla gestione pubblica, commentò il giudice Giuseppe Armani suo grande amico, scomparso nel 2005 «ha portato oltre a un grande miglioramento della qualità, anche un incremento delle rappresentazioni, ad un allargamento del pubblico...».
Figura infaticabile e appassionata, Guido Zannoni rivela subito un’attenzione al pregio delle proposte - parimenti alla preparazione del pubblico - che si è espressa in scelte originali per quanto riguarda gli allestimenti lirici tra i quali sono da ricordare senz’altro Rinaldo di Händel, Salome di Strauss, Dido and Aeneas di Purcell e Il cappello di paglia di Firenze di Nino Rota, produzioni accomunate da un lavoro superbo, inarrivabile per quanto riguarda regia, scene e costumi di Pier Luigi Pizzi e oggetto di grandi collaborazioni internazionali.
Inoltre Zannoni ha dato impulso all’esperienza di Musica/Realtà, al Concorso “Borciani”, ha potenziato la danza organizzando i grandi festival di danza dedicati a Martha Graham, William Forsythe; inoltre ha portato avanti l’idea di un’opera di documentazione, archivistica e storica partendo dalla cura per gli edifici stessi.
«È sembrato indispensabile – sono sempre parole di Armani – accompagnare a quest’opera di diffusione della pratica del teatro, un lavoro correlato di recupero integrale di ogni spazio destinato ad uso teatrale e di ricostruzione delle relative strutture... si è così venuta sviluppando una specifica cultura teatrale reggiana che ha preso le mosse dalla riscoperta degli edifici...».
Altra caratteristica che ha sviluppato Zannoni, riscontrabile anche dopo anni e collegata all’originalità delle proposte (una su tutte l’esperienza del Teatro Kabuki), è la curiosità del pubblico dei nostri teatri per le proposte culturali meno conosciute.
Guido Zannoni lascia il figlio Fulvio, anch’egli operatore nel campo dello spettacolo. Il grande Pizzi, quando ieri è stato raggiunto dalla notizia, si è abbandonato a un pianto inconsolabile.
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