Cavriago e il suo cinema storie d’arte e di popolo
Escono due libri sul Cinema Teatro Nuovo e il suo erede Multisala Novecento in cui si narrano 70 anni di vita del paese. Saranno presentati il 18 settembre
CAVRIAGO. Una settantina di testimonianze, 800 foto, 451 pagine, cinque volontari, due libri. Sono questi i numeri che raccontano una storia, anzi tante storie, che ruotano intorno ai settant’anni dalla costruzione del Cinema Teatro Nuovo di Cavriago e ai venticinque anni dalla costruzione del suo “erede”, il Multisala Novecento.
«I due volumi sono stati scritti da volontari e appassionati di storia locale che già in passato si sono occupati di altre pubblicazioni – spiega Vincenzo Delmonte, amministratore delegato della Cooperativa Novecento –. Si tratta di Giuseppe Guidetti, ex giornalista dell’Unità; Riccarda Masetti, che per una vita ha insegnato alle scuole elementari a Cavriago; Brunetta Partisotti, che è stata professoressa di Lettere al liceo; Franco Piccinini, ex vicedirettore della Panizzi ed ex assessore a Cavriago; Letizia Valli, ex direttrice del centro cultura Multiplo. Da fine 2018, gratuitamente, si sono prestati per fare interviste, raccogliere materiale, foto e informazioni per ricordare a dovere due importanti anniversari, e non posso che ringraziarli».
Sono nati così due volumi, dal titolo “Sognatori a occhi aperti. Cavriago e il Cinema teatro Nuovo” e “M’arcord. Il Cinema Teatro Nuovo nella memoria dei cavriaghesi”. Sono freschi di stampa e saranno presentati sabato 18 settembre alle 16.30 al cinema di via del Cristo.
In particolare, come sottolineano gli autori, lo scopo di queste pubblicazioni è quello di «rinnovare la memoria di una grande avventura attraverso le testimonianze, i ricordi, le voci appassionate e le emozioni dei tanti protagonisti che hanno partecipato alla costruzione negli anni Cinquanta, alla gestione esaltante, anche se a volte contrastata, alla crisi degli anni Settanta, alla chiusura degli anni Ottanta, al progetto di ricostruzione, fino all’inaugurazione di Multisala Novecento. Un racconto corale, un sogno realizzato, una conquista per tutta la comunità cavriaghese. Un bene comune».
Ecco che scorrendo le pagine si attraversa la storia del cinema di Cavriago, ma anche quella di un paese intero. Si parte raccontando i teatri che esistevano a Cavriago prima del Cinema Teatro Nuovo, quindi è inevitabile un excursus storico ad esempio sul teatrino dei socialisti della Casa del Popolo nato nel 1906 in piazza Zanti che, negli anni del fascismo, nel ’27, venne trasformato in “Teatro Sociale” e in “Cinema Impero”, prima di essere svenduto per poche decine di migliaia di lire. Con la fine della guerra, la voglia di rivalsa, di tornare a vivere, di ballare, di andare al cinema e a teatro lo fece rinascere nel ’46, fino alla sua chiusura definitiva nel ’49. E da lì l’esigenza di rispondere alla domanda della gente di avere un cinema, un teatro, un luogo per la socialità. Così si parla del sindaco Emore Gilli intenzionato a costruire a tutti i costi un teatro da 1000-1500 posti, e vengono passate in rassegna le date più significative per la sua realizzazione: il 6 dicembre del ’49, data in cui la questura di Reggio comunica il nulla osta della presidenza del Consiglio dei ministri per costruire una sala cinematografica. E si arriva ai giorni che portarono alla nascita concreta del Teatro Nuovo, con il cantiere in via del Cristo in un clima di festa popolare con gnocco fritto offerto ai volontari, che arrivavano anche da Barco e Bibbiano. Si assiste a una vera e propria mobilitazione di paese, con gente in bici, a cavallo, con le carriole piene di ciottoli di fiume, con i mattoni passati di mano in mano. Il 29 gennaio del 1951 si partì con una serata danzante e il 10 marzo con la prima proiezione cinematografica (“Tutti gli uomini del Re”), con la gente in fila fino in piazza.
Vengono raccontati poi altri passaggi chiave, compresi quelli che decretarono la chiusura del Cinema Teatro Nuovo: il cambio delle abitudini della gente, il calo degli spettatori; si parla dei vari tentativi di salvarlo, anche con la vendita del bar del bocciodromo, fino alla chiusura nel 1985. Ampio spazio viene dato anche ai dieci anni di “buio”, di idee e progetti che si susseguirono per riportarlo in vita: il Comune arrivò persino a fare un referendum nel 1992, e la stragrande maggioranza dei votanti (il 90,64%) si espresse a favore del recupero del cinema di via del Cristo.
Così si arriva al 16 settembre 1996, quando si riaccesero le luci e il cinema passò da una a due sale e prese il nome attuale di Multisala Novecento.
Tutto il resto è storia che continua, grazie a Vincenzo Delmonte, alla moglie Laila Davoli – alla quale sono dedicati i due libri – e grazie a un nutrito gruppo di volontari.
I due volumi costano rispettivamente 25 e 15 euro. Saranno in vendita dal 18 settembre alla Multisala Novecento e in una ventina di edicole e librerie della zona. Per l’evento sono aperte le prenotazioni dei posti chiamando lo 0522 372015 o scrivendo a 900@multisala900.it.
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