Delegazione di penalisti visita il carcere di Reggio «Avviamo un dialogo»
reggio emilia. Il monitoraggio costante della realtà carceraria è uno dei punti salienti dell’attività nazionale dell’Unione Camere Penali e la sezione reggiana (da luglio presieduta dall’avvocato Luigi Scarcella) è partita ieri mattina con un primo approfondimento su questo delicato tema nelle oltre due ore di visita alla struttura “La Pulce” di via Settembrini.
La delegazione dei penalisti – cioè le avvocatesse Cecilia Soliani (referente reggiana dell’Osservatorio Carcere), Valeria Miari e Francesca Basco, nonché il legale bolognese Giuseppe Cherubino (in rappresentanza dell’Osservatorio Carcere regionale) – ha prima interloquito con la direttrice Lucia Monastero e la comandante Rosa Cucca della polizia penitenziaria, per poi passare alla visita vera e propria del carcere: cucine, falegnameria, sezione femminile, sezione trans, la sezione per i familiari dei collaboratori di giustizia, una parte del reparto maschile.
E sono stati affrontati temi di stretta attualità come il sovraffollamento detentivo (la capienza carceraria attualmente “sfora” di 55 presenze), la carenza d’organico a livello di guardie carcerarie (una cinquantina quelle mancanti) o come le difficoltà incontrate con l’esplosione del Covid che ha richiesto nell’ultimo anno e mezzo una gestione complessa (ora i detenuti sono quasi tutti vaccinati e, al momento, non viene richiesto il green pass agli avvocati difensori e ai familiari per i colloqui con i detenuti).
Alla “Pulce” sono attualmente 345 i reclusi (331 uomini e 14 donne), il 60 per cento è costituito da extracomunitari (in larga parte provenienti dall’Africa), bassa l’età media (fra i 20 e i 30 anni), con il 70 per cento dei detenuti che stanno scontando una pena definitiva.
«Il carcere di Reggio Emilia dispone di spazi ampi ed importanti – spiega alla Gazzetta l’avvocatessa Soliani al termine della visita – che meriterebbero di interventi per renderli più fruibili, il che però si scontra con la mancanza di risorse adeguate. Il sovraffollamento detentivo e le carenze del personale penitenziario sono due problemi non indifferenti. È nostra intenzione avviare una concreta interlocuzione con tutte le professionalità legate alla struttura penitenziaria per capire come collaborare per migliorare la situazione. Insomma, una prima presa di contatto, con l’idea di ritrovarci presto».
T.S.
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