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la vittima modenese 

Oggi a Gaiato di Pavullo i funerali di Cristian Poggioli

Oggi a Gaiato di Pavullo i funerali di Cristian Poggioli

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MODENA. Sarà sull’altura di Gaiato di Pavullo, luogo che ha sempre amato tantissimo, l’ultimo saluto a Cristian Poggioli, il 34enne morto sabato travolto dall’auto uscita di strada al Rally dell’Appennino Reggiano. La famiglia ha deciso di celebrare il funerale a Pavullo dove Cristian ha lavorato per tanti anni (prima al Consorzio Agrario e poi alla ProGeo) e dove era anche attivo nel sociale come volontario Avo (l’Associazione volontari ospedalieri). E in particolare la scelta è caduta sulla frazione a 900 metri e sulla chiesetta dove lui amava tanto andare, in particolare per la benedizione degli animali in occasione della festa di Sant’Antonio abate.

La messa sarà stamattina alle 10, al termine il corteo (seguito dalle onoranze Verucchi) procederà per il cimitero di Monteobizzo.

Oltre ai genitori, Cristian Poggioli lascia la sorella minore e la compagna Valentina, con cui conviveva a Montecenere. La salma è stata liberata lunedì mattina dalla Procura di Reggio, che si sta occupando dell’inchiesta: non è stata necessaria l’esecuzione dell’autopsia, per gli accertamenti medico-legali è bastata una ricognizione esterna. Nel pomeriggio i famigliari hanno effettuato il riconoscimento della salma nell’obitorio di Coviolo: alla presenza del pm Claudio Santangelo, per la prima volta dopo la tragedia hanno potuto rivedere il loro Cristian, prima della chiusura del feretro.

Un lutto che ha colpito l’intera comunità, che si è stretta attorno ai familiari. In via Orazio Vecchi, dove abita la famiglia di Cristian e dove lui è cresciuto prima di trasferirsi dalla sua ragazza a Montecenere, all’indomani dell’incidente regnava un silenzio quasi irreale: rispetto per un dolore troppo grande.

Sconvolti i parenti. Andandoli a cercare, i vicini lasciano un pensiero commosso e pieno d’affetto. «Il più buon ragazzo del mondo – lo ha ricordato Giuliano Pifferi, che abita lì di fianco – salutava sempre, anche da lontano, sempre sorridente. Ne percepivi subito l’innata bontà e la sincerità. È un dolore atroce per le famiglie, la sua e quella di Claudio (Gubertini, il pilota alla guida dell’auto uscita di strada, ndr): bisogna stare loro vicini».

Francesco Monduzzi abitava nella via di sopra ed è coetaneo di Cristian: hanno fatto assieme la materna e le elementari. «Lo vedo ancora da bimbo con il cappellino della Subaru Impreza 555 di Colin McRae: è stato un suo eroe, i campioni del rally lo appassionavano tantissimo. E, crescendo, quando ha visto le gesta di Claudio Gubertini è stato naturale per lui diventarne subito un gran tifoso. Ma poi – ha aggiunto – anche un amico, perché in un paese come questo ci si conosce tutti e ci si vede spesso, con o senza gare. Lo seguiva sempre con entusiasmo, pronto ad applaudire le sue gesta, comunque andasse a finire la gara. Del resto era così di carattere: buono, disponibile e generoso. Mai sentito nessuno che abbia detto una parola storta su di lui: non era possibile farlo, perché aveva un carattere d’oro. Era una carezza di persona».

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