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«I cattolici non la pensano come Camisasca»

Ambra Prati

Marco Cappato replica al vescovo di Reggio e Guastalla: «Oltre una certa soglia la sofferenza diventa ineliminabile»

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Ambra Prati

REGGIO EMILIA. «Le parole del vescovo Massimo Camisasca? Sono convinto che questa contrapposizione ideologica non corrisponda al sentimento dei cattolici». Getta acqua sul fuoco Marco Cappato, l’attivista ed esponente radicale dell’associazione Luca Coscioni che promuove la raccolta firme per il referendum pro eutanasia. Cappato replica all’intervento a gamba tesa del vescovo di Reggio e Guastalla, che ha tuonato contro l’eutanasia sia passiva sia attiva. Cappato sarà a Reggio domani: dalle 12 alle 13 presenzierà al banchetto in piazza San Prospero con Roberto Pedrini, Stella Borghi e altri promotori radicali, poi si sposterà ai Chiostri della Ghiara per un intervento e il pranzo con coloro che hanno contribuito alla raccolta firme.

Cosa ne pensa della frase “se diamo all’uomo la possibilità di uccidere non potremmo più fermare la catena di morti”?

«Sono felice che ci sia un confronto e un dialogo pubblico su questi temi, per mesi c’è stato solo silenzio. Ora che siamo oltre 800mila firme il risultato straordinario ha fatto uscire allo scoperto il Vaticano e le gerarchie ecclesiastiche: è positivo. Io, che in alleanza con i cattolici ho girato il mondo per la campagna contro la pena di morte, dico che l’unico modo per mettere sullo stesso piano la proposta referendaria con le pagine più buie della nostra storia è quello di non dare nessun tipo di valore alla volontà e alla scelta individuale».

Secondo il vescovo “l’uomo non è padrone della propria vita”.

«Questa affermazione non va contro di noi, va contro la Costituzione. Una sentenza della Corte costituzionale mi ha assolto dall’accusa di aiuto al suicidio definendo “lecito l’aiuto a morire per persone in determinate condizioni”. Ovviamente non si tratta di persone depresse, bensì con una malattia irreversibile e un dolore insopportabile. Se non si accetta questa distinzione e si pone la vita come valore assoluto allora sì ci si può collegare al nazismo».

Camisasca suggerisce di spendere di più per i malati.

«Come se i soldi che si spendono per curare fossero sottratti in modo indebito da chi decide diversamente. I due termini non sono in contrasto. Dj Fabo e Luana Englaro avevano ottenuto il massimo sul fronte delle cure, eppure oltre una certa soglia la sofferenza diventa ineliminabile. È un fatto oggettivo, che sarebbe ora di riconoscere».

Partiti e amministratori sono stati i grandi assenti?

«Non dappertutto la politica è stata disattenta. Sicuramente i grandi partiti hanno fatto finta di non essersi accorti del referendum. Invece a livello regionale Pd e M5S si sono schierati, così come i 120 sindaci firmatari del referendum».

Cosa vorrebbe dire ai credenti cattolici?

«Penso che la divisione laici/cattolici sia una divisione buona per la politica dei partiti, ma inesistente nella realtà. Difatti sono tantissimi i cattolici che firmano. La resistenza terapeutica (cioè la rinuncia alle terapie), che una volta veniva bollata come eutanasia passiva, è stata accettata quasi universalmente».

Verterà su questo il suo discorso a Reggio?

«La mobilitazione prosegue perché il punto per noi non è vincere il referendum, bensì informare e convincere sui diritti del fine vita. La legge sul testamento biologico non è conosciuta. Non c’è agitazione e propaganda, c’è da costruire dialogo e conoscenza».

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