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l’alibi vacilla 

In aula i gestori dell’albergo al Passo del Tonale

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REGGIO EMILIA. Maurizia Bonini, l’ex moglie di Paolo Bellini che ha riconosciuto la Primula Nera nel video amatoriale girato in stazione la mattina del 2 agosto 1980, a inizio indagini ricevette una telefonata dallo stesso Bellini e da una sorella di quest’ultimo per poter avere alcune foto d’epoca risalenti al tempo della strage. È quanto emerso nell’udienza di ieri sul processo mandanti. A rivelarlo è stata Katiuscia Dalla Gasperina, ispettore della Digos di Bologna, che il 10 luglio 2019 condusse la perquisizione domiciliare in casa dell’ex moglie della Primula Nera, cercando e trovando due catenine d’oro e foto di Paolo Bellini da giovane, poi entrate nelle indagini e nel fascicolo della Procura generale.

Nel corso della stessa perquisizione, in casa di Maurizia Bonini sono state installate anche alcune cimici. E durante la perquisizione, che iniziò verso le 7 del mattino e si concluse dopo quattro ore circa, secondo quanto riferito dall’ispettore della Digos, Maurizia Bonini si rese molto disponibile, scambiando più di qualche frase con Dalla Gasperina. È nel corso di queste chiacchierate che Bonini raccontò di essere stata contattata dall’ex marito e dalla sorella di quest’ultimo per poter ricevere foto risalenti agli anni giovanili della Primula Nera. È per questo che le foto, richieste dagli agenti della Digos, erano di fatto già disponibili e l’ex moglie di Bellini non ha dovuto fare altro che consegnarle agli agenti. Riscontri di questa richiesta, ha sottolineato la Procura, sono stati trovati anche nel computer e nel telefonino sequestrati alla Primula Nera in fase di indagini, subito dopo la riapertura.

Ma non solo le foto e le catenine sono state oggetto del colloquio fra Maurizia Bonini e l’ispettore Dalla Gasperina. Secondo quanto riferito dalla dirigente Digos, infatti, l’ex moglie di Bellini avrebbe riferito già in quella circostanza l’arrivo in ritardo a Rimini e al Passo del Tonale il 2 agosto 1980, giorno della strage, affermando così quanto ha successivamente confermato anche in aula durante la sua deposizione, facendo ulteriormente vacillare l’alibi di Bellini rispetto all’accusa di una sua partecipazione all’attentato. Un alibi che gli consentì il proscioglimento da ogni accusa nel 1992, prima della riapertura delle indagini nel maggio 2019, quando la Procura generale ha ottenuto la revoca dell’assoluzione dopo aver avocato a sé il fascicolo della Procura ordinaria, che appariva destinato invece all’archiviazione.

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