Le sparizioni, la “manina” e le omissioni nei processi
Ponzetta, ex capo della Digos di Reggio: «Alla Mucciatella c’era anche Corradi»
REGGIO EMILIA. Misteri e omissioni. Come la scomparsa delle impronte digitali della Primula Nera dal distretto militare di Modena, considerate fondamentali per l’identificazione di Roberto Da Silva in Paolo Bellini. E poi una «manina», come l’ha definita l’avvocato di parte civile, Andrea Speranzoni, che ha fatto sparire la relazione stilata sulla perquisizione alla Mucciatella il 4 agosto 1980, all’indomani della strage, nella quale si riferiva della presenza dell’ex procuratore di Bologna, Ugo Sisti, nell’albergo di famiglia di Bellini, insieme ad Aldo, padre di Paolo.
Una presenza che venne resa nota pubblicamente solo molto più tardi, portando due anni dopo a una nuova relazione in cui però venne omessa la presenza anche dell’avvocato Luigi Corradi. È quanto emerso ieri nel processo mandanti sulla strage di Bologna – che vede imputato per concorso nell’attentato la Primula Nera reggiana ed ex Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini, – durante la testimonianza di Raffaele Ponzetta, ex dirigente della Digos di Reggio e poi vicequestore, che in una deposizione fiume ha ripercorso pressoché tutte le indagini che portarono all’identificazione di Paolo Bellini durante la latitanza con l’alias brasiliano di Roberto Da Silva.
Ponzetta non ha mancato di ricordare i sospetti che la Primula Nera godesse di forti protezioni e aiuti economici sopratutto negli ambienti di Foligno, dove Bellini si stabilì durante la latitanza, prima di essere arrestato nel febbraio 1981 a Pontassieve con il falso nome di Roberto Da Silva per furto di mobili antichi. Sospetti tali che lo spinsero addirittura a «bypassare» i colleghi di questura e prefettura umbre, avvalorati da una frase che Ponzetta ricorda gli venne detta dall’allora capo dell’Ucigos, Gaspare De Francisci, nel momento in cui la Primula Nera si trovava con l’alias brasiliano nel carcere di Sciacca: «Sbrigati, perché questo ce lo vogliono sottrarre con la scusa che finisce la carcerazione preventiva». Ponzetta, che indagò su Bellini-Da Silva dal 1981 al 1983, ha spiegato di non sapere a chi o quale organo si riferisse De Francisci facendogli questa considerazione, spiegando alla corte che le indagini sulla reale identità di Da Silva si avviarono nel dicembre 1981, quando arrivò dall’Ugicos una comunicazione criptata, coperta dal segreto di Stato perché partita dal Sisde, nella quale si diceva la persona arrestata con il nome di Roberto Da Silva era in realtà Paolo Bellini.
Quando poi la Primula Nera fu trasferita nel carcere di Parma, prosegue l’ex capo della Digos, «iniziammo le procedure per identificarlo, che furono molto lunghe perché da un lato lui negava di essere Bellini, e dall’altro noi non avevamo neanche le sue impronte digitali, ma solo una vecchia foto».
È qui che partì, fra mille cautele, la richiesta di ottenere le impronte digitali, rivolgendosi in via informale al distretto militare di Modena, dove Bellini aveva svolto la leva, ma «mi dissero che dal fascicolo di Bellini mancavano proprio le sue impronte digitali». Una sparizione che costò l’accusa di favoreggiamento al tenente colonello Antonio Albonetti, dalla quale poi fu assolto, dal cui cassetto spuntarono fuori l’11 gennaio 1982, qualche giorno dopo una prima perquisizione del 7 gennaio che diede esito negativo.
Quanto alla relazione “sparita” sulla Mucciatella, già oggetto di una contrastante deposizione dell’allora maresciallo di pubblica sicurezza Salvatore Bocchino, Ponzetta ha indicato nell’avvocato Corradi l’uomo mai identificato la mattina del 4 agosto, rivelando che la relazione del 1980 «non finì nel fascicolo perché non venne ritenuta rilevante». Relazione di cui si persero le tracce prima che, su richiesta della Procura di Reggio, non ne venne riscritta un’altra nel 1982. Con una differenza: mancava il riferimento all’avvocato Corradi. Un particolare considerato non secondario da inquirenti e partici civili, che non è stato possibile chiarire fino in fondo: Ponzetta afferma che il nome di Corradi gli fu fatto da Bocchino, ma quest’ultimo, nella sua testimonianza, ha detto di non sapere chi fosse la persona che era con Sisti alla Mucciatella e di non conoscere l’avvocato Corradi.
E.Spa.
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