Prodi: «Strana vita ma fortunatissima» Il 16 settembre esce l’autobiografia
«Tutto parte dalle lezioni politiche della madre, dalle partite di calcio al Campovolo nella Reggio rossa degli anni ’50»
NOVELLARA. Il professor Romano Prodi il 16 settembre prossimo pubblicherà l’autobiografia “Strana vita la mia”, libro edito da Solferino e scritto in collaborazione con il giornalista Marco Ascione.
In questi giorni l’ex presidente del Consiglio ed ex presidente della Commissione europea prosegue il soggiorno a Novellara. In compagnia della moglie, la professoressa Flavia Franzoni, sta trascorrendo qualche giorno di riposo, dedicandosi alla famiglia, nella frazione di Santa Maria della Fossa, nella casa di campagna – una corte con una tradizionale abitazione colonica reggiana a fianco di un ex caseificio – dove vive la famiglia della moglie.
Un’abitudine ormai consolidata dal lontano 1969, anno in cui la coppia si sposò. Il professore, nato a Scandiano, ha la casa di famiglia a Bebbio di Carpineti. Nelle mattinate delle due scorse domeniche Prodi e la moglie hanno seguito la messa nella chiesa di Santa Maria di Novellara. Dopo la funzione religiosa, Prodi si è intrattenuto con amici e conoscenti sul sagrato della chiesa, annunciando tra l’altro la pubblicazione dell’autobiografia.
Il libro si preannuncia ricco di riferimenti reggiani, soprattutto per quel che riguarda gli anni adolescenziali di Prodi: «Tutto parte dall’Emilia e dalle lezioni politiche della madre, dalle partite di calcio al Campovolo nella Reggio Emilia rossa degli anni Cinquanta», si legge nelle note di presentazione del libro, pubblicate sul sito della casa editrice.
«Romano Prodi – prosegue la nota – si racconta per la prima volta in queste pagine: emerge la vita intensa di un protagonista della nostra storia che ha sempre “interpretato a soggetto” da riformista, sì, ma a modo suo. Vicino alla Democrazia cristiana, ma non dentro. Fondatore dell’Ulivo, senza farne un partito. Cattolico osservante, ma “adulto”. Atlantista, ma ostinato coltivatore del multilateralismo, impegnato a trarre il meglio anche dal rapporto coi dittatori. I conti da pagare non sono mancati, anche a causa, talvolta, di una certa ostinazione. Eppure ogni passo è stato benzina. Pochi politici in Italia possono vantare la sua carriera: professore universitario a Bologna, negli Stati Uniti e in Cina, due volte a capo dell'Iri e due volte premier, capo della Commissione europea e quasi presidente della Repubblica, affossato da una congiura del suo partito. “Strana vita, ma fortunatissima” dice. Perché può vantare di averci davvero provato a lasciare un segno. Sia fondendo sotto lo stesso tetto le tradizioni riformiste della Dc e del Pci, sia portando l’Italia nell’euro o pilotando da Bruxelles lo storico allargamento dell’Europa. Il suo racconto, lungo il solco degli aneddoti e delle riflessioni politiche, rimanda l’eco delle riunioni con Beniamino Andreatta e Arturo Parisi nella casa di via Gerusalemme a Bologna, delle lezioni americane, della strana chimica con Putin (ma anche con Gheddafi), degli scambi di battute con Chirac, delle missioni in Africa, dei grandi entusiasmi in piazza Santi Apostoli, dei duelli con Cuccia, delle delusioni dirompenti in Parlamento, del complesso rapporto con D’Alema e con Bertinotti, della profonda distanza con Berlusconi – conclude la nota di presentazione de libro – anche se la vecchiaia porta saggezza».
Alessandro Cagossi
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