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Spaggiari: «Lo Sport Village avrebbe potuto essere salvato»

Spaggiari: «Lo Sport Village avrebbe potuto essere salvato»

L’ex proprietario del complesso sportivo spiega la storia dell’impianto dal 2008 «Dal Comune ho sempre trovato disinteresse rispetto all’andamento generale»

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Casina. «Si sta discutendo molto di questo tema in paese, e mi vedo coinvolto in dibattiti che contengono molte inesattezze. Per questo ora, senza l’intento di voler accusare nessuno e nemmeno di fuggire le responsabilità, cosa che non ho mai fatto, mi sento di dare la mia versione dei fatti». Così Ercole Spaggiari, professionista molto noto a Casina, per tanti anni punto di riferimento dell’associazionismo sportivo e figura di primo piano nella conduzione del Casina Sport Village, interviene sul fallimento della società di gestione, conseguente al fallimento Tecton che aveva il 95% delle quote, e la mancata apertura della piscina questa estate.

Per dare la sua versione, Spaggiari riparte dall’inizio, dalla nascita del progetto che porterà il Casina Sport Village all’inaugurazione nella primavera del 2008: «L’intervento è nato come project financing, quindi una copartecipazione pubblico – privata. Inizialmente i soggetti coinvolti sono il Comune e una società in cui ero parte in causa, la Casina Sport Village, con l’investimento principale sostenuto da Tecton. Il progetto prevedeva la fase di costruzione, la successiva gestione, e l’attività di controllo che spettava al Comune. L’investimento complessivo arrivava a 1 milione e 800 mila euro: ci sono 360 mila euro derivanti da una importante donazione di un privato, mentre Tecton e la società Casina Sport Village hanno stipulato un mutuo da 800 mila euro, con Tecton come garante. In un secondo momento, anche dietro mia personale attivazione, è arrivato un finanziamento europeo, per 243mila euro, vincolato al fatto che la struttura doveva rimanere aperta almeno 10 anni. Il Comune si trovava a dover coprire la restante parte dell’investimento, ma di fatto con una cifra molto contenuta è riuscito a realizzare una struttura importante per le attività sportive e il turismo».

Il controvalore dell’investimento privato è la gestione della struttura per 25 anni con diritto di superficie. «Il contratto comprende però alcuni obblighi per il privato – prosegue Spaggiari – quali l’uso pubblico della struttura, la presentazione di un piano gestionale ogni anno, e garanzie fidejussorie anche queste da confermare anno per anno». L’investimento di Tecton è strutturato su base decennale, con la previsione di una maxi rata finale da 325 mila euro.

«I piani finanziari stilati dagli esperti in fase di apertura della struttura, prevedevano il pareggio dopo 8 anni e poi sarebbero dovuti iniziare i guadagni – prosegue Spaggari –. In realtà non è stato assolutamente così. Fatto sta che nel 2014 era presente una situazione che vedeva la Tecton non aver presentato negli anni né i piani di gestione, né le garanzie fidejussorie com’era invece disposto. Da quel momento, e l’ho fatto presente a più riprese alle due amministrazioni comunali che si sono succedute, prima quella di Gianfranco Rinaldi negli ultimi due anni di mandato, poi quella di Stefano Costi per cinque anni, il Comune avrebbe potuto rientrare in possesso della struttura. Il Comune da parte sua non ha esercitato la prevista attività di controllo. Nel 2018 poi ci siamo trovati davanti alla scelta, come società, su cosa fare nonostante le difficoltà fossero già evidenti: era ormai palese e nota a tutti la crisi del mondo cooperativo e di Tecton, ma io ho personalmente scelto di andare avanti e aprire, anche perché altrimenti il Comune si sarebbe trovato nella situazione di dover restituire i 243 mila euro di fondi europei ricevuti con l’obbligo di restare aperti almeno dieci anni».

«Va detto – continua – che quell’anno ho chiesto a Tecton di effettuare alcune manutenzioni che sono state realizzate senza difficoltà. Ho quindi deciso di riaprire, anche se non ho trovato alcun supporto da parte del Comune. Ho nuovamente evidenziato la situazione e suggerito che l’ente riprendesse in mano la struttura, e dopo il fallimento Tecton a ottobre 2020, avrebbe avuto nuovamente l’opportunità, ma ho ricevuto solo come risposta frasi del tipo “adesso vedremo”. Ammetto che a causa delle difficoltà io mi sono trovato ad essere debitore dell’amministrazione per il pagamento della Tari, ma non posso sentir dire ora che la piscina quest’anno non ha potuto aprire perché il Comune non aveva avuto modo di intervenire prima. Ce l’aveva invece, anticipando il fallimento, e secondo gli avvocati che ho consultato sarebbe anche stata una cosa rapida».

Prosegue Spaggiari: «Per quanto mi riguarda io nel 2018 avevo incontrato funzionari della stessa banca per valutare la possibilità di subentrare in questo mutuo, ma mi era stato detto che si sarebbe potuto fare a patto che fosse coinvolto il Comune. Anche a questa mia espressa segnalazione, l’amministrazione non ha mai dato risposte concrete. La situazione più recente è ormai nota: nel 2020 nonostante la situazione Covid apriamo la struttura, che peraltro riceve diverse visite ispettive e di controllo tutte superate brillantemente, sulla piscina, il ristorante, i campi estivi, per cui non è vero che lo Sport Village fosse degradato. Alla fine dell’estate arriva però l’apposizione dei sigilli, che come ho avuto modo di ricostruire poteva essere ampiamente evitata. Ho tutta la documentazione a sostegno di quanto dico, anche perché non mi sono mai sottratto dall’incontrare tutti i soggetti, Tecton, la banca, il curatore fallimentare. Ma dal Comune purtroppo – conclude Spaggiari – ho sempre trovato disinteresse rispetto all’andamento dell’impianto e alle conseguenze».

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