«Un incidente del genere capita solo se l’hai nel destino»
PAVULLO. Sono passati 15 anni da quando nel 2006 Cristian Poggioli ha fatto la maturità all’Istituto Spallanzani di Montombraro, seguendo la sua passione per il mondo agricolo. Ma non sembrava essere passato un giorno ieri nelle parole dei compagni di classe che, ancora increduli di fronte alla tragedia, hanno voluto essergli accanto nell’ultimo momento, ricreando almeno per qualche istante il gruppo di una volta.
Mattia Piccinelli, Giacomo Battaglioli, Stefano Ferrari, Andrea Bordon e Luca Campeggi si sono ritrovati in nome di Cristian nel piazzale della chiesa di Gaiato, chi arrivando da Zocca, chi da Fanano, chi fin da Castello di Serravalle. Assieme gli hanno fatto un grande mazzo di fiori. E poi, al termine della cerimonia, non riuscivano a venire via: un continuo affiorare di ricordi di questa e di quella volta...
«Cristian era un grande – mette subito in chiaro Mattia – un ragazzo in gamba nella scuola e nella vita, con un carattere stupendo, solare e sempre disponibile con tutti». «Solare è la parola giusta – continua Stefano – aveva una gioia nel cuore contagiosa, impossibile non essergli amico. Era sempre pronto ad aiutare gli altri: per qualsiasi cosa bastava chiedere e lui si faceva in quattro».
E dire che sapeva cosa volevano dire i sacrifici: era il più lontano da scuola, arrivando da Serra, e per questo poi aveva deciso di rimanere in convitto, un distacco da casa che da ragazzini non è mai semplice. Ma era più forte la passione per quel tipo di scuola, che gli permetteva di conoscere i segreti dell’agricoltura e di approfondire anche la conoscenza degli animali, che ha sempre amato moltissimo. Prova ne è il fatto che a Gaiato non mancava mai per la tradizionale benedizione per la festa di Sant’Antonio abate.
«Io non ho ricordo di averlo visto una volta incavolato – ribadisce Luca –. Mai visto una volta litigare con qualcuno: cercava sempre di mettere le cose a posto, di parlarsi e di spiegarsi. Non è che fosse remissivo: ci teneva alle sue ragioni, ma non le imponeva. In definitiva, è sempre stato un ragazzo con un grande cuore».
Ai tempi delle superiori era già maturata in lui la passione per i motori, che si portava dietro da bambino: «Andava matto per le moto, in particolare per quelle da cross – ricorda Giacomo –. Una cosa che aveva dentro, la sua passione. Ricordo che una volta aveva fatto una pista da cross tutta pensata da lui, qui nei dintorni. Ne andava molto fiero, quante volte ce ne ha parlato e ci ha chiamato per vedere».
Per tutti loro, la notizia dell’incidente è stato unoshock: «Io ero vicino a una quercia quando mi è arrivato il messaggio: mi sono dovuto appoggiare» racconta Luca.
«Non ci volevo credere, pensavo che fosse un omonimo – dice Andrea – poi incrociando residenza ed età ho capito che non si scappava: era lui. È stato il destino: un incidente così capita solo se ce l’hai nel destino».
D.M.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google