La cipolla borettana firmata Pro Loco per rilanciare la coltivazione
Nel fine settimana lo stand con gli speciali vasetti al Lido Po L’assessore: «Comune in campo per riavere la produzione»
Boretto. Promuovere il prodotto locale per eccellenza e allo stesso tempo incentivarne la coltivazione e la produzione nel paese da cui prende il nome. Con questo obiettivo, in occasione della manifestazione “Un Po di settembre” in programma domani e domenica nell’area museo del Lido Po, l’associazione “Cipolla borettana” allestirà il proprio stand.
Nell’occasione, gli instancabili volontari dell’associazione proporranno al pubblico degli speciali vasetti di cipolla borettana al miele di rosmarino “marchiati” con il nome dell’associazione e della Pro loco.
Un prodotto di nicchia (confezionato da un’azienda bresciana) che si prospetta particolarmente gustoso, alla luce delle caratteristiche della borettana che si abbineranno agli aromi del miele e del rosmarino.
Dalla dolcezza di questo bulbo dorato può passare il futuro di un territorio che, anche grazie a questa eccellenza enogastronomica, può attrarre migliaia di turisti. La sua storia affonda le radici nei secoli scorsi, tanto che i documenti ne ravvisano la presenza sin dal 1426. In particolare, la borettana viene citata in uno stralcio estratto dall’archivio Spinelli, dal quale si apprende come i soldati della Repubblica di Venezia tentarono in quell’anno di conquistare Brescello, ma desistettero dopo aver constatato che i terreni offrivano soltanto zafferano e cipolle. «Il dì 4 maggio – si legge – tutto l’esercito del duca, che somma a 10mila accampò sotto Brescello chevera de Veneti, e Parma mandogli molte carra di vettovaglie e di munizioni (carra che l’Euba dice ritornavano carrichi di cipolle, che sono tuttora rinomato prodotto di Borretto)». La sua particolare forma schiacciata è dovuta alla natura del terreno nel quale viene coltivata, duro e argilloso, che fa sì che non debba “allungarsi”, come invece avviene in quelli sabbiosi, per cercare l’acqua. La storia di questa cipolla ha visto susseguirsi più fasi. Dopo gli anni Venti del secolo scorso una pessima annata distrusse i raccolti. La coltivazione fu abbandonata e alcuni produttori dovettero trasferirsi da Boretto a Sala Baganza, a Parma. Qui ritornò il successo, grazie anche ai terreni rossi e fertili della zona. Poi, negli anni Settanta, a causa della richiesta massiccia da parte dell’industria conserviera, si rischiò di esaurire totalmente i terreni.
Oggi i produttori non sono tantissimi ed è anche per questo che negli ultimi anni sono aumentate le iniziative di valorizzazione di questo prodotto. Il Comune e la Pro loco su questo tema stanno investendo impegno e risorse, avvalendosi anche del prezioso supporto di alcuni volontari come Pinuccia Morini e Renzo Pacchiarini, peraltro autori di un libro sulla borettana.
«Con questa operazione – affermano i volontari – non vogliamo lucrare, ma promuovere il prodotto, con l’auspicio che Boretto possa diventare un centro attivo di produzione della cipolla borettana. Facciamo anche parte del costituendo Gruppo liliacee dell’Emilia-Romagna che raggruppa le associazioni che si occupano di cipolle, aglio e scalogno».
«Il Comune – aggiunge il vicesindaco e assessore alla Promozione del territorio Andrea Codelupi, che sta seguendo il processo di valorizzazione della cipolla insieme al Tavolo del territorio – è in campo in questa partita per arrivare, un giorno, a riavere la coltivazione e, perché no, la produzione della borettana a Boretto. In questo senso ci stiamo muovendo per individuare un terreno che possa essere utilizzato per la coltivazione».
Andrea Vaccari
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